mercoledì 5 agosto 2009

RUZO, CATTOI, PORRO

Articolo Ruzo/Cattoi/Rabdomante elettronico.

Durante gli anni cinquanta del XX secolo, due uomini lontani geograficamente, ma molto vicini per indipendenza ed amore della libera ricerca, unirono i propri sforzi sfidando l’establishment politico e culturale : il peruviano Daniel Ruzo e l’italiano Costantino Cattoi.
Incominciamo ad esporre il lavoro di ricerca di uno straordinario personaggio che più di ogni altro si presta a rappresentare con i suoi studi una diversa visione della questione " cultura mondiale delle origini " : il Dottor Daniel Ruzo ( 1900-1992 ) ( 1 ).
Daniel Ruzo, peruviano, è stato uno studioso eclettico, archeologo ed esoterista nello stesso tempo. Personaggio dai molteplici interessi, purtroppo non è mai diventato veramente famoso presso il grande pubblico degli appassionati di archeologia. Eppure sulla sua vita e sulle sue attività ci si potrebbe scrivere un libro intero. Infatti lo riteniamo un personaggio chiave nel panorama dell'archeologia del mistero, che ebbe intuizioni sorprendenti ed innovative al punto che solo oggi cominciano ad essere capite ed apprezzate.
Peruviano di Lima, dopo essersi laureato e diventato avvocato presso l'Università di San Marcos a Lima, a partire dal 1927 cominciò ad interessarsi alle scienze esoteriche, costituendo nel corso di vari anni, per esempio, una delle raccolte più imponenti al mondo di opere riguardanti la vita del " profeta " provenzale Nostradamus ( circa 1200 libri ). E probabilmente, in certi ambienti di appassionati di " scienze " previsionali o divinatorie, Ruzo viene ancora oggi ricordato per la sua notevole mole di lavoro di ricerca.
Affascinato dagli studi di Gurdjieff e di Ouspenski, fece parte di alcuni “gruppi” Gurdjiefiani di ricerca esoterica ed interiore sia nel suo Paese che, soprattutto, in Messico.
Ad un certo punto della sua vita però si rese conto che , per risolvere i problemi del suo tempo , non era più sufficiente tentare di creare una vera e propria " scienza delle previsioni " ( compito assai arduo ed astratto, osiamo dire ) , quanto piuttosto mettersi a studiare seriamente il passato dell'uomo, liberamente ed al di fuori da ogni teoria ufficiale. Ruzo si dedicò quindi allo studio della Preistoria.
La molla scatenante si verificò nel 1948, quando alcuni giornalisti del quotidiano di Lima El Comercio , organizzarono una spedizione fotografica sull'altopiano di Marcahuasi ( Ande Centrali , a circa 100 km. da Lima) località non certo turistica ( come oggigiorno in effetti ), ma comunque conosciuta dagli alpinisti visto che, a più di 4000 metri di altitudine, il panorama offerto era , ed è, strepitoso. Chi scrive può confermarlo perché si era recato là nel 1998.
Le foto della spedizione rivelarono qualcosa di molto strano : sulle rocce granitiche che spuntavano dall'altopiano si potevano distinguere contorni a forma di figure e volti umani o di animali.
Una specie di altorilievi, visibili perfettamente ad occhio nudo, e solo in determinati orari.
Il granito però è generalmente molto soggetto a fenomeni di erosione di tipo atmosferico, e nonostante le foto fossero pubblicate, il tutto fu attribuito ad una bizzarria della natura.
Non era di questo avviso il dottor Ruzo il quale, a partire dal 1952 e per un decennio, si recò regolarmente a Marcahuasi nel periodo peruviano della stagione secca ( da maggio a settembre ), soggiornando in una capanna di pietra costruita dai campesinos della Comunità di San Pedro de Casta, apposta per lui .
Ispezionava le rocce dell'altipiano a tutte le ore del giorno e nelle notti di luna più chiara : voleva cercare di carpire il minimo indizio che gli permettesse di identificare le forme di quelle che lui si convinse fossero antichissime sculture rupestri prodotte con una tecnica inusitata che teneva conto dei raggi solari e lunari in determinati periodi dell'anno.
In questo periodo di ricerca durato 10 anni produsse più di 5000 fotografie dell'altopiano , rivelando centinaia di forme e volti umani e di animali.
Questa enorme mole di lavoro fece di lui il primo al mondo che rivelò alla comunità scientifica internazionale l'esistenza di una antichissima civiltà ( antidiluviana , secondo Ruzo ) , che lui chiamò Masma, capace di produrre una forma d'arte di tipo "organico", e cioè che utilizzava le rocce così come si trovano in natura elaborando sopra di esse gli altorilievi più disparati alterandole il meno possibile.
Che questa civiltà Masma fosse realmente una colonia degli Atlantidi descritti da Platone , come Ruzo sosteneva, non possiamo certo dirlo . Quello che possiamo dire però senza pericolo di essere smentiti è che a partire dagli anni '50 fino ad oggi molte sculture rupestri simili sono state ritrovate anche in molte altre parti del mondo : Brasile , Centro America, Africa Occidentale, Germania, Romania, e Australia, solo per fare alcuni esempi.
Negli anni ’50 c’era molto fermento nel campo della ricerca alternativa, fermento che in questi ultimi anni, piuttosto , si sta riconducendo ad un silenzio mediatico praticamente totale. Lo studioso di antropologia americano George Hunt Williamson ed il “Gurdjeffiano” intellettuale francese Denis Saurat aiutarono Ruzo a farsi conoscere in Europa, così come lo avrebbe aiutato qualche anno dopo l’esploratore francese Marcel Homet, parlando di Ruzo nei suoi libri ( 2 ).
Venne così organizzata un importante conferenza a Parigi, a cura della Società di Etnografia, presso la scuola di studi superiori dell’Università della Sorbona, il cinque gennaio 1957.
Da un giornale peruviano di quel periodo ( 3 ) estrapoliamo questo breve brano:
“ Davanti ad un pubblico di studiosi, il Dr. Ruzo sviluppò la sua interessante conferenza che suscitò l’ammirazione dei presenti quando rivelò che queste scoperte erano state fatte di recente, ma là si potevano trovare pietre lavorate da antichi abitanti del Perù di migliaia di anni prima, anche se non si poteva stabilire il periodo esatto. Sostenne così che queste figure di animali, volti e corpi umani si trovavano nella località di Marcahuasi, ubicata tra le valli di Santa Eulalia e Rimac. La “ meseta “ ha una lunghezza di circa tre chilometri per uno di larghezza e domina la valle di Santa Eulalia, il cui nome in lingua “quechua” è di Mamay…”.
Dopo un periodo di iniziale successo, seguito da un’altra importante conferenza tenuta a Parigi nel 1958, Ruzo a partire dagli anni ‘60 fu però sempre più osteggiato dal governo peruviano nelle sue ricerche , mentre nel frattempo aveva girato un documentario di grande interesse sulle figure risaltanti dalle rocce dei monti Carpazi in Romania. Il problema con le autorità peruviane sorse per questo ordine di motivi: Ruzo era convinto che tra le rocce di Marcahuasi , in una parte dell'altipiano conosciuta come Infernillo , ci fossero degli accessi ( antichi camini di areazione ) che addentrandosi nel suolo permettevano di raggiungere quelle misteriose gallerie sotterranee che, da tempo, rappresentano uno dei veri misteri archeologici del Sud America , per non dire del mondo intero.
Fu per questo motivo che Daniel Ruzo decise di esiliarsi volontariamente in Messico. E si stabilì dal 1966 nella località che più di tutte gli ricordava Marcahuasi: Tepoztlan , nello stato di Morelos, dove vi rimase fino alla morte, sostenendo sempre le sue idee. Fu qui che lo conobbe, e divenne sua amica, la principessa Maria Beatrice di Savoia, durante un suo viaggio in Messico.
Il tenente colonnello Costantino Cattoi, nato in Frosinone nel 1894, esprimeva invece una poliedrica personalità, ma soprattutto credeva nell’uomo e nelle sue origini divine.
Eroe di guerra, inventore della prospezione fotografica applicata alla cartografia, legionario dannunziano, esperto internazionale di ricerche idriche e minerarie, scopritore delle città di Capena nel Lazio e di Lilibeo vicino Marsala in Sicilia, si presenta in questo modo al Dr Filippo Martinelli in un carteggio del 1958/1959 ( 4 ) :
“ Non sono un professore, ma il geotecnico Cattoi. Se fossi professore avrei tenuto in gran dispregio le sculture rupestri, e non sarei giunto a scoprire che non sono altro che iscrizioni oracolari e ideografiche, i prototipi italici di tutte le successive iscrizioni e scritte geroglifiche del mondo, a partire dall’Egitto… ....la mia è una ricerca mistica sulle origini dell’uomo”.
Prima osservando dall’aereo i rilievi montani, quindi eseguendo assieme alla moglie, la famosa sensitiva e radiomante Maria Mataloni, ricerche idriche, minerarie ed archeologiche nel sottosuolo, Costantino Cattoi comprese che le sculture rupestri furono deliberatamente costruite dagli antichi con un duplice scopo :
Da una parte esse indicano luoghi per l’atterraggio di veicoli volanti, dall’altro servono a segnalare le aree dove esistono minerali e, soprattutto, energia elettro-magnetica, fonte di rifornimento per quegli stessi veicoli. In quegli anni, tali veicoli vennero codificati come U.F.O.
Grazie al Dr Francesco Polimeni, editore della rivista Spazio e Vita, pubblicata fra il 1958 ed il 1959, ( 5 ) Cattoi entra in contatto con l’antropologo statunitense George Hunt Williamson ( 6 ) e, successivamente, con Daniel Ruzo.
Il Colonnello Cattoi spiega al Dr Martinelli come “…le numerose teste di cane delle Apuane sono identiche a quelle trovate da Ruzo e Williamson presso Lima sull’altipiano di Marcahuasi in Perù. Fu a causa di questa mia segnalazione preventiva a Williamson che cioè avrebbe dovuto trovare teste di cane scolpite in Perù, la sua venuta in Italia ! “
Come riportato dal quotidiano La Nazione di Firenze nell’estate del 1958, George Hunt Williamson arriva in Italia da Madrid, partecipa a conferenze in Catania ed in Roma, visita assieme a Cattoi l’Ansedonia. Le comuni scoperte, la grande eccitazione per aver riscoperto sia in Sua America che in Italia le nostre origini, la sensazione inebriante di stare per entrare in contatto con altri esseri, la preparazione di importanti spedizioni in Italia da parte di Williamson, sono tutte attività che improvvisamente si fermano.
A Daniel Ruzo viene praticamente impedito di continuare le proprie ricerche in Marcahuasi, così che lo studioso si isola volontariamente in Messico in Tepoztlan.
George Hunt Williamson non torna più in Europa, nonostante tutti i programmi annunziati a Cattoi e si ritira probabilmente nell’amato Perù, sotto con il nome di “Brother Philip”.
Costantino Cattoi solo e senza mezzi, resta bloccato, non pubblica nemmeno il libro sulle sculture rupestri che stava pianificando. Di lui resta solamente un’intervista rilasciata al giornalista Franco Bertorelli, pubblicata nel settimanale Epoca del 27 agosto 1967. Egli morirà nel 1975 a Roma.
Nasce spontanea una domanda, il blocco delle loro attività fu forse dovuto a cause esogene, avevano questi uomini indipendenti sfiorato informazioni e conoscenze a loro non destinate ? Cattoi ne fa cenno nel carteggio con il Dr Martinelli, ammonendolo a non entrare nelle grotte senza permesso, citando esplicitamente divieti che erano stati comunicati a lui ed a Williamson. “Quelli dei dischi sono alla ricerca dei loro dischi e delle loro astronavi, dovute abbandonare in seguito a cataclismi etc…Gli ingressi alle porte sono contrassegnati, ma io ne ignoro il segno. Poi lei sa che le astronavi e i dischi si rendono invisibili: quindi c’è da ritener per certo che costante è la loro guardia alle loro aviorimesse, e non credo sia igienico neanche a pensare di andare alla ricerca delle loro astronavi e dei loro dischi rimasti nel cuore delle montagne o in fondo al mare, negli astroporti del passato. I fratelli delle stelle NON INTENDONO DARE ALL’UOMO BIANCO né dischi né astronavi. E la ragione è intuitiva. Si immagini se ce ne lasciano prendere uno! Hanno armi paurose e silenzioso per disintegrare chicchessia, a partire dai curiosi. E sanno, cioè possono LEGGERE NEL PENSIERO, quindi con quella gente non c’è speranza di far niente in segreto. Per quanto mi mandarono Williamson, di urgenza, con alcuni LORO DIVIETI!”.
Proprio negli stessi anni, esattamente il 21 aprile 1963, appare nella Domenica del Corriere un articolo scritto dal giornalista Mario Miniaci, a titolo “ Il rabdomante elettronico”. Il giornalista spiega che uno stupefacente dispositivo inventato da un ingegnere milanese permette di scoprire e di localizzare sottoterra, anche a grandi profondità, giacimenti minerari, monumenti sepolti oppure ignorati tesori. Tale apparecchio viene impiegato, spiega sempre il giornalista, addirittura in piazza Duomo a Milano per ritrovare “ gli avanzi della parte destra della millenaria basilica di Santa Tecla”.
Immediatamente si nota il collegamento con quell’ apparecchio atto a ricerche nel sottosuolo che il Colonnello Cattoi preannuncia più volte nel suo carteggio con il Dr Martinelli come segue :
“Non sono adatti, allo scopo di rivelare i punti di emissione, né lo scintillatore né il geiger, ma apparecchio già pronto e funzionante, di rivelazione e di misura di intensità di energia elettromagnetica, portatile….Oggi esiste solo l’apparecchio di misura dell’energia che si sprigiona dal sottosuolo e che scende dal cielo! ….Non c’è ancora la macchina che la capta (la forza) e la trasmette in forza elettrica industriale… l’inventore mi ha fatto dire che occorre creare un tipo speciale di valvola in Italia costruibile solo in uno stabilimento militare”.
Il padre dell’Ingegnere milanese inventore del rabdomante elettronico, il famoso geologo Cesare Porro era un importante consulente di società petrolifere, come d’ altronde il Colonnello Cattoi prima della seconda guerra mondiale. Il comune amore per la ricerca libera ed indipendente aveva portato questi studiosi ad elaborare strumenti “ non ortodossi dal punto di vista scientifico occidentale” di prospezione del sottosuolo, che avevano evidentemente permesso sia il ritrovamento che la ricostruzione di antichissimi siti e città. Grazie all’odierno sviluppo delle tecnologie, il nuovo “rabdomante elettronico” è in grado di effettuare prospezioni in strati geologici vecchi di milioni di anni, per cui sarebbe importante poter effettuare le comparazioni con chi detiene le informazioni sulle antichissime civiltà sepolte o sommerse sotto il suolo italico.

Note :

1) Per altre informazioni vedi il saggio di Marco Zagni, Impero Amazzonico, MIR, Firenze, 2002.
2) Vedi per esempio, di Marcel Homet, Chan Chan la misteriosa, Sugarco, Milano, 1980.
3) Dominical, Lima, 27 gennaio 1957, pag. 4
4) Il carteggio originale si trova nelle mani del figlio del Dr F. Martinelli
5) La rivista, formato tabloid su 8 facciata, durò dal maggio 1958 al dicembre 1959, chiudendo per problemi di ordine economico
6) G. H. Williamson è una figura particolarmente poliedrica e misteriosa. Dai contatti con esseri extra-terrestri assieme ad Adamski, alle numerose spedizioni in America del Nord e del Sud, dette inizio alla paleo-astronautica, scrivendo una serie di libri durante gli anni cinquanta. Anche la data della sua morte è soggetta a controversia, infatti, secondo alcune fonti, egli muore nel 1965 durante una spedizione in Perù e non nel 1986 negli Stati Uniti come comunemente riportato.
7) In grassetto vengono riportate le parole del Colonnello Cattoi secondo le lettere scritte sul finire del 1958