domenica 1 marzo 2009

CIRCOLI ESOTERICI E INIZIATICI DELLE SS .

Marco Zagni, ricercatore indipendente milanese, come abbiamo già ricordato,ha recentemente pubblicato il saggio “ Archeologi di Himmler “ ( ed. Ritter, 2004 ), volume di oltre 250 pagine in cui si occupa, come ricordato in copertina dal sottotitolo , delle “ ricerche, spedizioni e misteri dell’Ahnenerbe “.

Zagni che, come scrive nell’introduzione , si sente “ più un esploratore che uno storico “, nel suo saggio cerca di dare un quadro di alcuni dei principali ambiti in cui operò l’ Ahnenerbe, soprattutto nel campo archeologico.

In sostanza , dopo una fase iniziale di assestamento, questa associazione, oltre ad un certo tipo di ricerca per così dire , “sul campo “, iniziò a strutturarsi in maniera sempre più complessa dal punto di vista burocratico , articolandosi in dipartimenti monotematici ( nel momento di maggior sviluppo, nel 1943, se ne arrivarono a contare oltre una trentina , con circa 30mila persone coinvolte , tra SS e civili ) , occupandosi anche di altri argomenti ritenuti affini , come ogni genere di tradizione popolare.

Proprio sull’attività di uno di questi , il “ Dipartimento Religioni Indo- Germaniche “ , abbiamo raccolto le sue opinioni, allargando poi il discorso alle presumibili mysteriose attività esoteriche, in quegli anni, di alcuni circoli “ iniziatici “ delle SS.

Dr. Zagni, quale rilievo aveva il “ Dipartimento Religioni Indo- Germaniche “ all’interno dell’Associazione “ Deutsches Ahnenerbe “ ( Eredità degli Antenati germanici ) ?

“Questo Dipartimento fu un elemento molto importante all’interno della Ahnenerbe, uno dei primi ad essere creato, con sede decentrata a Monaco di Baviera : negli “ Archeologi di Himmler “ ne abbiamo accennato solo vagamente ed in modo incompleto, perché si stava raccogliendo materiale in merito con estrema difficoltà .

Basti pensare che è il luogo dove si formarono personalità come Walther Wüst ( 1901- 1993 ), che nel 1941 riuscì , con l’appoggio di Himmler , a diventare Rettore dell’Università di Monaco, o il filosofo gnostico-neo pagano Friedrich Hielscher ( 1902- 2000 ), e infine l’esperto di Religioni Orientali Wilhelm Jakob Hauer ( 1881- 1962 ).

Dal Dipartimento Religioni dell’Ahnenerbe scaturirà infatti in concetto base che ha portato alla formazione di quella disciplina estremistica – filosofica religiosa ( presente ancora oggigiorno ) che può essere riassunta con il termine “ Hitlerismo Esoterico “ ( o Esoterismo Hitleriano ) , e cioè la visione di Hitler come un “ Avatar “ indù , una sorta di iniziato super-umano, che avrebbe avuto un compito specifico nella storia del nostro Mondo.

Sarebbe stato colui che avrebbe dovuto accellerare al massimo la conclusione del Kali Yuga , l’età oscura del mondo , la nostra era attuale, per raggiungere così il più profondo abisso della storia umana, dal quale ci sarebbe stato una nuova “ ascesa “ dell’Umanità verso radiosi orizzonti”.

Una identificazione difficilmente comprensibile dal nostro punto di vista, non crede?

“ In effetti è così, ma nella realtà questo è un punto molto importante questo, e profondamente induista come concetto religioso , perché ne deriva il fatto che queste autorità sovrane iper/ preterumane / o addirittura divine ( come nel caso della Dea Kali ) non possono essere giudicate con i parametri umani legati all’etica comportamentale .

Qualsiasi azione , anche la più distruttiva e insensata, apparentemente , non può essere giudicata come “ abbietta “ , perché questo o quel tale comportamento negativo fanno parte di un processo imprescindibile derivante dal decorso delle Ere Cosmiche ( le quattro ere indiane ).

In sostanza , il comportamento di un “ essere superiore “ può essere incomprensibile secondo la logica umana , perché è piuttosto legato ad una logica universale, ad una “ scienza sincronica “ divina.

La scienza degli dei, se così vogliamo chiamarla.

In testi induisti tradotti in tedesco dall’Ahnenerbe apparivano così chiari riferimenti ad un particolare rapporto filosofico tra le SS mistiche con la “ Madre Terribile universale “ ,l’Eterno Femminino inconcepibile dagli uomini comuni, il motore incessante al centro dell’Universo , capace di creare Mondi , ma anche di distruggerli “.

L’interesse verso questi aspetti, decisamente poco conosciuti, dell’Induismo, non era però l’unico ad essersi sviluppato nella Germania, in quegli anni.

Soprattutto all’interno delle SS Allgemeine ( SS generali ) si erano formati, con il passare del tempo, circoli iniziatici aventi ad oggetto le più diverse esperienze di natura esoterica .

Ce ne potrebbe fare un quadro d’insieme?

“Tutto quel di cui ho parlato, infatti, veniva discusso insieme alle diffuse pratiche dello “ Yoga Runico “ ed a primitivi studi sulle “ aperture “ mentali di porte della percezione verso mondi alternativi e paralleli , tramite la pratica , che allora si stava formando sul nascere , dello studio sui “ Sogni Lucidi “.

Meditazioni varie e Yoga runico avvenivano o in specifici spazi all’aperto - per esempio alle Externsteine – dove nelle sue vicinanze esiste addirittura una “ tomba per la meditazione rituale “ scavata nella roccia o, generalmente , presso i Castelli dell'Ordine ( Ordensburgen ) e naturalmente a Wewelsburg.

Non mancarono inoltre derivazioni mistiche ricavate da forme di concentrazione mentale e spirituale di chiara origine cristiana- esoterica ( come la meditazione ortodossa greca chiamata “ esicasmo “ ).

In sostanza abbiamo quindi un centro studi SS dalla spiccata impronta universitaria come la Ahnenerbe , ma dal quale in realtà deriveranno impronte culturali di chiaro stampo esoterico occultista , che faranno presa su particolari circoli di ufficiali SS facenti parte , per esempio, dello Stato Maggiore di Himmler ( RFSS ), dell’Ufficio Razze ed Insediamenti ( RUSHA ) e pure del Servizio Segreto di Sicurezza ( RSHA/SD ).

Raramente si vuole parlare di questi argomenti, nel nostro Paese poi hanno subito una sorta di bollatura negativa come un tipico argomento “ Tabù “ , del quale è meglio non parlare , ma nella realtà questi sono punti essenziali per capire definitivamente quel periodo storico dove scaturirono forze occulte e situazioni apparentemente incomprensibili, se si rimane ad un livello normale di una pedestre e fredda analisi storica” .

Ma dopo decenni di ricerche che hanno impegnato studiosi di tutto il mondo, fra l’altro in Italia hanno scritto sull’argomento il prof. Giorgio Galli , politologo già docente di Storia delle Dottrine Politiche all’Università di Milano , che ha curato l’introduzione al suo saggio, e il giornalista Marco Dolcetta, a suo avviso che grado di conoscenza abbiamo , da questo particolare punto di vista, di quel periodo storico in Germania?

“Questa è senz’altro una domanda difficile e , se mi permette, particolarmente insidiosa .

Le potrei rispondere però molto semplicemente affermando che “ il grado di conoscenza “ che noi abbiamo dipende, in realtà , dai documenti che gli Alleati , i Paesi vincitori del Secondo Conflitto Mondiale, hanno voluto concedere in visione agli storici e , di conseguenza , alla gente comune.

Vede, nell’introduzione agli “ Archeologi di Himmler “ accenno alla distruzione , all’occultamento o al sequestro di moltissimi documenti inerenti l’Ahnenerbe, proprio nelle ultime fasi della II Guerra Mondiale.

L’amico Marco Dolcetta, nel suo “ Nazionalsocialismo Esoterico “, ad esempio parla di un carteggio fra Friedrich Hielscher che, come abbiamo già ricordato in precedenza ha ricoperto incarichi di ricerca presso il Dipartimento “ Religioni Indo – Germaniche “ dell’Ahnenerbe , e Ernst Junger , attualmente depositato in copia alla Berkeley University e classificato come Top Secret fino all’anno 2020.

Io personalmente poi, mi sto facendo un’idea personale di tutte queste cose che in fondo , è abbastanza “ pessimista “ nel senso che , di certi argomenti , non ne sapremo mai nulla.

Vede, per esempio sono assolutamente convinto che , verso la fine della Guerra, scienziati dell’Ahnenerbe entrarono a fare di progetti militari tecnologici super-segreti che facevano capo al “ Sonderkommando “ ( Commando Speciale ) dell’ingegnere capo delle SS, il Generale Kammler, della cui sorte non si è mai saputo più nulla.

Per capirci, erano dei veri e propri “ Black Projects “ delle SS, assolutamente fuori dal budget governativo nazista.

Albert Speer , l’architetto plenipotenziario per la programmazione della “ Guerra Totale “ a partire dal 1943 , quando fu interrogato in argomento dagli Alleati , i quali continuavano in realtà a trovare progetti e materiali di cui non capivano assolutamente nulla ( si vocifera di una “ altra “ scienza, di una fisica “ alternativa “ e di una “ scienza psichica “, tutte interconnesse ), cadde letteralmente dalle nuvole e si arrabbiò moltissimo : era stato tenuto assolutamente all’oscuro di tutto questo dalle stesse SS.

Dopo l’attentato a Hitler del 20 luglio 1944, le SS si costruirono veramente un loro “ mondo “, all’interno del nazismo.

Per quello che si sa , infine, posso dirle che un piano di rilascio di documenti nazisti , sequestrati dalle Forze Alleate nel 1945 , è già stato preparato da tempo , con termini temporali di resa di dominio pubblico che si protrarranno fino al 2045. Ci saranno senz’altro documenti che riguardano le SS.

Ma dubito fortemente che verrà mai messo a disposizione degli storici tutto quanto gli Alleati sono riusciti a trovare”.

Fonti Bibliografiche e Fotografiche:

Marco Zagni : “ Archeologi di Himmler “, Ritter Edizioni, Milano, 2004.

Marco Dolcetta :” Nazionalsocialismo Esoterico “, Cooper e Castelvecchi ed. , Roma, 2003.

Heinz Hoene : “ L’Ordine Nero “, Garzanti ed., Milano, 1976.

Miguel Serrano : “ Manù “ La Nuova Edad ed., Santiago , Chile, 1991.

[In ricordo di Gianluigi Proia]

sabato 31 gennaio 2009

IL MISTERO DELLA DONNOLA PARLANTE

IL MISTERO DELLA DONNOLA PARLANTE di Marco Zagni

Dalby è un piccolo paesino situato lungo la costa occidentale dell’Isola di Man, la famosa isola posta a metà strada tra l’Inghilterra e l’Irlanda, nel Mar d’Irlanda , sulla via d’acqua per Belfast.

Sopra Dalby , a Dalby Mountain, negli anni trenta vi era la fattoria di Doarlish Cashen , tenuta dalla famiglia Irving , marito ( James Irving ) , moglie ( Margaret ) e tre figli anche se , nel 1931 , solo la ultima nata, Voirrey , di 13 anni , viveva ancora a casa.

Nonostante le difficoltà economiche che in quel periodo colpivano un po’ tutta l’Europa , la famiglia Irving riusciva più o meno a cavarsela ma … un bel giorno di settembre di quello stesso 1931, il paranormale entrò prepotentemente a Doarlish Cashen, e niente fu più lo stesso.

James Irving aveva sentito dei grossi rumori provenire da dietro un pannello a muro della casa e pensando che fosse un grosso roditore , per farlo scappare si era messo ad imitare l’abbaiare dei cani colpendo il pannello : incredibilmente per tutta risposta ottenne un abbaiare esattamente uguale al suo, proveniente da dietro il pannello! Irving si infuriò moltissimo, convinto di farla finita con questo misterioso essere che lo imitava come un pappagallo.

Intervenne sua figlia Voirrey, la quale fu costretta a rivelargli una cosa che aveva tenuto nascosto già da qualche tempo : era meglio che suo papà lasciasse perdere perché quell’animale era una donnola ( o meglio una mangusta – mongoose in inglese - ) capace di copiare i rumori e anche di parlare !

E infatti il “ roditore “ ( o carnivoro ) si mostrò e parlò !

Si chiamava Gef, una mangusta molto, molto intelligente, nata in India nel 1852…voleva stare con loro perché quella fattoria gli andava e poteva anche essere molto utile a tutta la famiglia…però che non si azzardassero a darle la caccia perché avrebbe potuto ucciderli tutti se solo avesse voluto!

Dopo un primo periodo assolutamente sconvolgente per tutti , alla fine gli Irving accettarono questa incredibile situazione . Parlavano spesso con Gef e anzi lo correggevano se sbagliava a pronunciare qualche parola. Inoltre Gef si rivelava un essere arguto , simpatico a suo modo , con una risata strana ed un tono di voce abbastanza alto.

L’intermediario preferito di Gef era la giovane Voirrey, perché Gef voleva proteggerla…ma parlava anche con gli altri Irving e addirittura qualche volta con i vicini!

Il problema era che qualche volta Gef si comportava in modo un po’ aggressivo , ingiuriando gli stessi Irving o mettendosi addirittura a cantare in modo sguaiato , sostenendo di essere uno spiritello burlone e imprevedibile intrappolato nel corpo di un roditore e altre volte negando decisamente tutto quello che aveva detto pochi minuti prima , facendosi triste e dicendo solo di essere una povera donnola troppo intelligente per la vita grama che conduceva : di tutto la cosa che le faceva più paura era quella di essere catturata ed imprigionata in una bottiglia .

Fisicamente aveva il pelo chiaro o giallastro , una coda robusta, uno strano volto piatto, non dissimile da quello di un piccolo maialino e robuste zampe da mangusta. Ma sembrava in realtà un animale ibrido , nè donnola, nè mangusta, né furetto od ermellino.

Generalmente rifiutava il cibo offerto spontaneamente dalla famiglia o da altre persone, perché sosteneva che voleva contribuire attivamente alla ricerca di cibo fresco , e così si dava da fare nel cacciare ed uccidere i conigli che erano presenti in un numero eccessivo nella zona. Ma non li teneva solo per sé e faceva in modo che anche gli Irving trovassero le prede.

Alla lunga però, nei dintorni della fattoria le cose cominciarono un poco a degenerare . Il Fatto era che Gef era sostanzialmente un burlone e si divertiva a spaventare o a prendere in giro la gente, apparendo all’improvviso nelle situazioni più disparate : una delle sue particolarità era nascondersi nelle case dei vicini, ascoltando le loro conversazioni private , per poi andarle a raccontare generalmente alla piccola Mary Voirrey.

La gente dei dintorni di Cashen tento alla fine di sbarazzarsene .

Dato che Gef amava starsene spaparanzato a riposarsi sotto il locale Autobus della zona quando questi era fermo in sosta , alcuni tentarono di costruire una trappola elettrica per folgorarlo, ma ovviamente invano: Gef era troppo intelligente, e troppo furbo, per farsi sorprendere dalla gente del posto.

Naturalmente tutte queste vicende attirarono molta gente dalle vicinanze : tutti volevano vedere Gef, e la cosa ebbe una risonanza prima a carattere locale ( con molti articoli dei quotidiani del luogo ) e poi nazionale.

Non mancò poi un vero e proprio interesse da parte di associazioni occultistiche inglesi ( in particolare l’ Associazione Nazionale per le Ricerche Psichiche ) ma quando dei veri e propri esperti andavano dagli Irving per cercare di vedere e parlare con Gef , la mangusta parlante generalmente li mandava al diavolo tutti quanti restandosene ben nascosta : Gef non aveva nessuna intenzione di parlare con tutti questi “ pazzi stregoni “ che non vedevano l’ora di metterla in una gabbia per studiarla. Gef aveva la sua dignità , e dopo una bella pernacchia , spariva nel bosco.

Uscì comunque un libro sulle gesta e gli scherzi di Gef : “ The Haunting of Cashen’s Gap “ ( La Presenza sui pascoli di Ashen ) , del ricercatore psichico Harry Price , ma il saggio non ebbe il successo sperato , perché era per lo più una raccolta di articoli dei quotidiani locali e nazionali inglesi .

Non mancarono ovviamente gli scettici di tutta questa storia: per loro era ovviamente una colossale burla inventata dagli Irving perché erano in difficoltà economiche . Avevano addestrato e addomesticato una donnola a fare diverse cose e in più la giovane Mary Voirrey era abilissima ad alterare la sua voce , nascondendosi , dando così l’impressione che il piccolo predatore fosse dotato del dono della parola.

Ma fino alla fine gli Irving sdegnosamente negarono qualsiasi loro coinvolgimento : stanchi di tutta questa storia che aveva acquistato delle proporzioni nazionali tali che loro non avevano mai immaginato né voluto , lasciarono la comunità di Dalby Mountain nel 1935, per non farvi mai più ritorno.

Gef si fece vedere ancora qualche volta , ma ancora per pochissimo tempo, per poi scomparire per sempre, improvvisamente , così come era arrivato.

Che dire di tutta questa storia impressionante ?

La nostra opinione e che qualcosa di veramente misterioso accadde : Gef si fece vedere in giro da molta gente, nei luoghi più diversi della zona , ed è poco credibile che Voirrey potesse nascondersi dappertutto , anche nelle case dei vicini, prestando la propria voce alterata alla “mangusta fantasma”. Gli Irving poi, che erano a Dalby dal 1916, non ci guadagnarono proprio nulla da tutta questa pubblicità , e anzi si inimicarono il vicinato al punto dal dover sloggiare in relativamente poco tempo. Ed erano sempre stata una famiglia molto per bene.

Essendo quindi propensi verso il soprannaturale, pensiamo che effettivamente un qualche spirito “ famiglio “ fosse entrato nel corpo di una mangusta , o donnola che fosse , alterandone i comportamenti ed i tratti somatici.

Una ipotesi “ Junghiana “ che è stata recentemente messa in cantiere , e cioè che una “ sorta di inconscio collettivo della famiglia Irving “ aveva psichicamente creato questo essere curioso, ci sembra francamente ancora più fantascientifica di una ipotesi “ spiritistica “.

Una cosa però vogliamo dirla, ed anzi fu la molla scatenante che ci convinse nello scrivere questo articolo : il caso occulto di “ Gef “ fu discusso anche dalla Radio BBC di Londra nell’autunno del 1931.

Dall’altra parte dell’Oceano Atlantico un inguaribile anglofilo, anche se statunitense, ascoltava sempre Radio Londra.

Era quell’incredibile genio della Letteratura Fantastica che si chiamava Howard Phillips Lovecraft ( 1890-1937 ), un vero “ Copernico “ dell’Horror , come giustamente molti critici hanno sempre riconosciuto.

Nacque così dal “ caso Gef “ il tremendo personaggio luciferino di “ Brown Jenkin “, l’Uomo Topo,

il piccolo demone familiare della malvagia strega “ Keziah Mason “ , uno dei personaggi più inquietanti di tutto il panorama lovecraftiano , che ha una parte fondamentale nel racconto “ I Sogni nella Casa Stregata “, scritto magistralmente da Lovecraft nel 1932:

“ I sogni di Gilman erano decisamente oltre il limite della sanità mentale…la vecchia Keziah Mason e il peloso animale guizzante che le faceva da demone familiare erano dolorosamente realistici “.

Così Lovecraft descrive Brown Jenkin , un vero incubo per il principale personaggio del racconto, il giovane matematico di talento dell’Università di Arkham , Walter Gilman, di cui preferiamo non raccontarvi verso quale arcano destino andrà incontro .

Saremo sinceramente suggestionabili, ma dopo aver letto certi racconti , preferiamo tenerci in casa il solito cane , o un simpatico gattino, piuttosto che certi altri animaletti sguscianti e ambigui , che invece vanno stranamente molto di moda , oggigiorno…

PER SAPERNE DI PIU’:

“Sulle tracce del vero Brown Jenkin “ , di Patricia Shore ( 1992 ) ne “ Il Testo di R’LYEH “, Fanucci, Roma, 1996.

H.P.Lovecraft : “ I sogni nella casa stregata “ ne “ I miti di Cthulhu “, Newton Compton, Roma, 1995.

Su Lovecraft , di AA, VV, “ Vita Privata di H.P. Lovecraft “, Reverdito Editore, Trento, 1987.

giovedì 25 dicembre 2008

LE “ ISOLE “ CRIPTO/ZOOLOGICHE AMERICANE di Marco Zagni.

Il processo di “ Omologazione “ agli usuali canoni accettati e conformi non sta risparmiando nessuna delle discipline intellettuali e scientifiche verso le quali l’uomo , nel corso della sua storia , si è cimentato .

E dove l’omologazione non arriva , fa la sua parte il processo di “ esclusione “ dei soggetti indesiderati da ogni forma di comunicazione verso il grande pubblico.

Il punto è proprio questo : da tempo è in atto una forma di “ reazione “ nei confronti di chi vuole sapere e , non accontentandosi delle solite storielle che gli propinano i media , propone nuove teorie. Un gruppo come questo è nato anche per tentare di colmare questa lacuna.

Veniamo pertanto senza indugio all’argomento che volevo proporvi.

Da tempo avevo in mente di scrivere qualcosa riguardo la “ zoologia misteriosa “ o “ cripto/zoologia “ , ma che non fosse il solito avvistamento del dinosauro in mezzo alla foresta o nel lago di turno : d’altra parte, in un mio articolo pubblicato sulla rivista Nexus ( 1 ), concernente la mia spedizione in Perù “ Paititi 2000 “, avevo accennato a qualcosa del genere.

Mi interessava invece proporre alcuni argomenti già conosciuti in un ottica diversa , più plausibile, proponendovi alcune mie considerazioni personali. Qualcuno potrà opporsi a questa “ criptozoologia minimalista “ ma in questi casi, a mio parere, è sempre meglio muoversi con i piedi di piombo .

L’idea base di fondo prese decisamente corpo dopo la mia fugace partecipazione come ospite alla trasmissione “ Stargate “ di Tele Monte Carlo ( oggi LA7 ) il 18 febbraio 2001 . Allora il tema della puntata ( le misteriose pietre peruviane di ICA ) non era strettamente attinente al motivo per cui ero stato chiamato ( parlare e mostrare foto della mia spedizione a Marcahuasi del 1998 ) ( 2 ) però , di tutto il problema, ne ero al corrente da tempo.

Pensavo, mentre con il taxi mi stavo trasferendo all’aeroporto per tornare a Milano ,” la cosa più importante gli scienziati presenti al mio fianco in TV non l’avevano detta . Si erano limitati a schernire e minimizzare la faccenda Pietre di Ica come al solito “.

Del tipo “Le nostre analisi dicono che le incisioni sono molto recenti “ e cose del genere.

Per carità ! Anch’io sono convinto che molte di quelle pietre incise siano un fatto folkloristico recente : io ero stato di passaggio ad Ica nel 1996 e ,pur non avendo il tempo di parlare in privato con il dottor Cabrera ( scomparso di recente), avevo parlato con i peruviani della zona.

“ Senor , molte pietre sono false , le fanno i nostri campesinos per i turisti , PERO’ alcune sono sicuramente autentiche e sono antiche ,molto antiche . Le hanno analizzate diverso tempo fa! “.

“ E le incisioni quanto tempo hanno , in quelle autentiche ? “ “ 12.000 anni , senor , 12.000 ! “

Ecco cosa non avevano detto in televisione ! “ Ma scusa “ direte voi “ perché non lo hai detto tu ? “ Beh , senza perdere altro tempo posso dirvi , per farvi capire come vanno le cose in TV , che è già stato un miracolo che sia riuscito a parlare 10 minuti con Giacobbo del mio viaggio a Marcahuasi , visionando neanche la metà delle foto che mi ero portato dietro, ma questa è un’altra storia.

In ogni caso , l’unico libro decente tradotto in italiano sull’argomento ( 3 ) conferma senza ombra di dubbio quello che mi era stato detto in loco :

“ …sulla base del sovrastante strato di ossidazione le incisioni delle pietre di Ica devono avere almeno 12.000 anni, per cui non è neppure da escludere un’età di gran lunga maggiore, ma che non è dimostrabile con i metodi di analisi oggi disponibili . Le conoscenze del Politecnico Nazionale del Perù furono così confermate sotto ogni aspetto. “ ( 4 ).

Il fatto che non si sia voluto nemmeno accennare ad un risultato delle analisi , per così dire “possibilista “, dando invece ampio spazio ad analisi “ denigratorie “ , ci dovrebbe fare riflettere tutti quanti .

Proprio per questo motivo mi sono convinto che , almeno alcune delle pietre di Ica , hanno al minimo 12.000 anni.

Certamente questa ipotesi non concorda affatto con quella fornita dal dottor Cabrera , il quale sostiene che sono esistite diverse Umanità nel corso della vita della Terra, una delle quali condivise il dominio del pianeta con i Dinosauri ( in un certo senso sto seguendo anch’io una indagine in questo senso da tempo ) , lasciando testimonianze con incisioni sulla pietra eseguite un centinaio di milioni di anni fa, però francamente considero la mia ipotesi quella più probabile e fornirò una serie di considerazioni a supporto .

Partendo quindi dal convincimento che alcune di queste pietre hanno incisioni scolpite 12.000 anni fa , rimane da spiegare come sia possibile che in alcune di esse siano stati immortalate nella roccia le raffigurazioni di questi grossi rettili.

La spiegazione è semplice : l’Homo Sapiens Sapiens li ha visti . Forse solo in Sud America , ma li ha visti. E, come è naturale , ne è rimasto fortemente impressionato al punto di disegnarli intorno al 10-11.000 Avanti Cristo.

Cercherò di spiegarmi meglio .

Che piaccia o no ritengo tutto sommato esatta l’ipotesi che il continente Americano sia stato l’ultimo ad essere stato popolato dall’Uomo .

Certo non sono affatto convinto dalla teoria ufficiale : l’Homo Sapiens Sapiens ha popolato l’America solo ed esclusivamente attraverso lo stretto di Bering poco prima della fine dell’Ultima Glaciazione di Wisconsin –Wurm , e cioè circa 20.000 anni fa.

Per conto mio ci sono state almeno altre due vie immigratorie precedenti , e poi bisogna considerare la civiltà di Atlantide ,però tutto questo è un altro discorso che ho ampiamente affrontato nel libro che ho pubblicato nel 2002 con la casa editrice MIR di Firenze.

In ogni caso concordo con l’ipotesi di fondo : l’America è stato l’ultimo continente ad essere stato popolato dai nostri antenati Sapiens.

Proseguiamo nel nostro ragionamento : se questo è vero d’altra parte bisogna allora considerare che il Continente Americano ( in particolare L’America del Sud , con climi obiettivamente più favorevoli anche durante le ere Glaciali più dure , come l’ultima ) rimase particolarmente isolato dal punto di vista zoologico e soprattutto , cosa che fa sempre bene alle altre specie animali , senza interferenze ( leggi “caccia” ) da parte degli ominidi.

Certamente, secondo le teorie accreditate , i grandi rettili scomparirono tutti intorno a 65 milioni di anni fa a causa di una enorme catastrofe mondiale provocata da una grande meteora che impattò sulla Terra al largo dello Yucatan.

Il problema è : proprio tutti ? Siamo sicuri?

Seguendo le nostre ipotesi il luogo più favorevole dove almeno alcuni sparuti gruppi di Dinosauri avrebbero potuto sopravvivere a livello locale e riprodursi arrivando , incredibile ma possibile, al Pleistocene, è proprio il Sud America.

Un luogo isolato , un vero e proprio Mondo Perduto, un ‘ Isola cripto/zoologica, appunto.

Giunti in America i primi uomini , prima o poi si sono accorti di questi strani ( e pericolosi ) rettili , accrescendo l’avversione che atavicamente gli ominidi hanno sempre avuto per questi animali.

Nei graffiti, come sempre , l’uomo anche in questo caso ha lavorato molto con la fantasia :

ecco perché nelle pietre di Ica si vedono uomini in groppa a Dinosauri, terrestri o volanti . Certo!

L’Uomo avrebbe voluto addomesticare anche loro ma qui non stiamo parlando dei cartoni animati degli “ Antenati “!

La realtà sarà stata molto, molto diversa ,e terrorizzante.

Ad avvalorare la nostra ipotesi vogliamo ricordare che in Sud America , oltre alle pietre di Ica, una rappresentazione di dinosauro ( del tipo Brontosauro ) è stata trovata tra i graffiti della Pedra Pintada in Brasile : il prof. Homet ne parlò per primo in un suo libro ( 5 ).

E, per inciso , della datazione dei graffiti della Pedra Pintada siamo più che certi : guarda caso hanno 11.000 / 12.000 anni.

In sostanza , il sunto delle mie considerazioni , senz’altro prudenti rispetto ad altri , si può ricondurre a questi concetti: ritengo probabile che, per le circostanze sopra esposte , l’uomo Sapiens Sapiens possa avere convissuto , in Centro ed in Sud America , con gli ultimi Dinosauri là presenti , almeno fino alla fine della ultima Glaciazione o poco oltre.

Ma questo è tutto !

Indipendentemente dal fatto che possano essere esistite o meno altre “Umanità “ milioni e milioni di anni fa ( non contesto questa possibilità ) , non è il caso delle pietre di Ica .

O meglio , le pietre di Ica sono gli argomenti meno convincenti per sostenere una tesi simile . Le pietre di Ica ( quelle vere , e credo siano poche ) testimoniano a mio parere solo questa convivenza forzata tra l’uomo e i grandi sauri, avvenuta , geologicamente parlando , non molto tempo fa, nel continente americano.

Sul fatto poi che alcune di queste pietre mostrino un’umanità con un grado di tecnologia abbastanza evoluta ( presenza di uomini che utilizzano cannocchiali o che esercitano operazioni mediche complesse come operazioni a cuore aperto ecc. ) preferisco non pronunciarmi .

Tenderei comunque a considerarle dei falsi , vista l’ottica “ prudenziale “ che ho voluto adottare.

Possono comunque esserci state delle “ influenze culturali “ dall’unica vera Civiltà dell’Epoca Glaciale , e cioè Atlantide ( o MU, o come volete chiamarla ).

Per concludere l’argomento voglio solo ricordare che il discorso legato alle cosiddette statuette di Acambaro ( Messico ) , di cui ne parlò per la prima volta lo scomparso Charles Hapgood – statuine raffiguranti vari tipi di Dinosauri- vedi i vari siti Internet dedicati-, non fa altro che portare acqua al mulino del mio ragionamento di fondo per questo motivo : se vogliamo considerare veri , e non falsi , i ritrovamenti di Acambaro ,dobbiamo allora considerare esatti anche i tests sulle datazioni fatti.

Si parla di non più di 10.000 anni fa.

Siamo sempre nello stesso ordine temporale delle pietre di Ica da me sostenuto.

Proseguiamo nella nostra dissertazione occupandoci di un argomento strettamente connesso al precedente : le raffigurazioni di Elefanti in America.

“ Impossibile “ , vi direbbe uno zoologo esperto “ gli elefanti non sono mai esistiti in America : i popoli precolombiani non li hanno mai conosciuti “.

Questa frase , in un certo senso , è vera e falsa allo stesso tempo , o meglio , non è precisa .

E’ vero , gli elefanti non ci sono mai andati , in America , ma i loro antenati , i Mastodonti , eccome! Infatti l’uomo li cacciava, in America, diverse migliaia di anni fa.

Solo che i mastodonti si erano estinti ed in seguito, secondo le teorie ufficiali, quando sono sorte le prime civiltà precolombiane ( 1800-1500 Avanti Cristo ) esse , naturalmente, non potevano avere mai conosciuto i mammiferi proboscidati, perché non avevano fatto in tempo a vederli. La cosa sembra ovvia ma non è affatto così : sorge invece un grosso problema di gap temporale , per il semplice motivo che diverse culture precolombiane inserirono nei loro motivi artistici raffigurazioni di elefanti, o meglio, mastodonti ( come esempio vedi la STELE B del tempio MAYA di Copan , in Honduras ) ( 6 ).

E questo come è possibile , visto che queste civiltà non avrebbero mai potuto sapere della loro ( precedente ) esistenza ?

Ci sono tre possibili soluzioni : la prima è che gruppi di mastodonti sopravvissero fino al sorgere delle prime civiltà precolombiane e quindi furono visti da esse, e poi sterminati.

La seconda , molto più intrigante , è che in realtà , le cosiddette prime civiltà precolombiane ereditarono il ricordo dei mastodonti ( e di molte altre cose ) da una civiltà precedente , la civiltà dell’Epoca Glaciale per eccellenza : Atlantide, appunto.

Platone stesso ci dice che nell’isola di Atlantide : “ vi erano , per esempio , moltissimi elefanti [ mastodonti , all’epoca di Atlantide, n.d.a.], ma il pascolo non mancava per gli altri animali , abitatori delle paludi e dei laghi , o delle montagne e delle pianure, per cui non mancava il cibo neppure per l’elefante, animale grande e vorace più di ogni altro …” ( 7 ).

Credo sia superfluo ripeterlo ma, in ogni caso , gli Aztechi dissero agli Spagnoli di essere i discendenti del popolo di Aztlan.

Tutti i grandi studiosi plurititolati hanno sempre fatto la faccia dura e cattiva a sentire certe deduzioni ma , tra Atlantide da una sponda dell’Oceano, e Aztlan dall’altra sponda, concedetecelo , qualcosa in mezzo ci sarà stato!

Oppure, terza ed ultima possibilità, in un contesto idro-geologico e geografico completamente diverso , parte dell’America ( quella Centrale ? ) insieme a zone ora sommerse dalle acque dei Caraibi concorrevano a formare l’Atlantide. E quindi il problema delle raffigurazioni “ impossibili “ dei proboscidati si risolve di colpo ( 8 ).

Abbiamo tenuto per concludere un ultimo problema .

Come si estinsero , definitivamente ed insieme , gli ultimi dinosauri e gli ultimi mastodonti “ americani “ ?

Un “ contributo “ potremmo in ogni caso averlo dato noi umani, dei veri “ terminators “ per quanto riguarda lo sterminio delle altre specie animali però , sicuramente, il colpo di grazia

fu dato dall’ennesima catastrofe mondiale che causò , in maniera violenta ed misteriosa la fine dell’Ultima glaciazione di Wisconsin –Wurm.

Il Diluvio Universale , tanto per intenderci, avvenuto 10-11.000 anni fa e fautore dell’ultima “ estinzione di massa “che si ricordi ( di importanti ce ne sono state almeno 5 ).

In sostanza abbiamo tracciato insieme uno scenario plausibile di quello che potrebbe essere avvenuto . Non siamo certo i depositari della verità , però su una cosa siamo sicuri : la storia della terra è molto più complicata e misteriosa di come ce la raccontano.

E non dimentichiamoci che c’è chi dice di avere avvistato Dinosauri in Amazzonia o in Africa equatoriale o di aver trovato un Mammuth vivo e vegeto in Nepal ( 9 ) poco tempo fa.

Rispetto a tali affermazioni l’articolo presentato appare fin troppo contenuto nelle sue ipotesi: non vediamo l’ora che la realtà ci superi , e di molto.

NOTE BIBLIOGRAFICHE

( 1 ) Vedi Nexus n.30, 2001.

( 2 ) Del misterioso altopiano di Marcahuasi, Perù, scoperto dallo studioso Daniel Ruzo nel 1952, e delle sue implicazioni archeologiche ne ho parlato anche su Nexus n.19, e alle conferenze tenute a Cagliari dall’associazione “ Non solo Terra “, nel 1999 e nel 2001.

( 3 ) Cornelia Petratu, Bernard Roidinger: “ Le pietre di Ica “, Ed. Mediterranee, Roma, 1996.

( 4 ) “ Le pietre di Ica “, op. cit., pag.19.

( 5 ) Marcel Homet : “ I figli del Sole “, ed. MEB, Torino , 1972, pag. 20-21.

( 6 ) Alberto Cesare Ambesi : “ Atlantide “, ed. Xenia, Milano, 1994, pag. 41-42.

( 7 ) Charles Berlitz: “ Il mistero dell’Atlantide “, Sperling e Kupfer ed. , Milano, 1976, pag. 27.

( 8 ) Sull’ipotesi di Atlantide nei Caraibi vedi l’ottimo libro di Andrew Collins: “ Le porte di Atlantide “, Sperling & Kupfer editori, Milano, 2000.

( 9 ) Marc E. Miller :” The Legends continue “, Adventures Unlimited, USA, 2000.

mercoledì 26 novembre 2008

GUYANA FRANCESE 1984

AVVENTURA NELLA GUYANA FRANCESE .

Una delle pecche che alcuni dei miei lettori ed estimatori del mio primo saggio “ L’Impero Amazzonico” ( 1 ) mi hanno sempre rinfacciato è di non avere mai scritto nei dettagli quella che è stata la mia prima avventura amazzonica in Sud America, compiuta nell’ormai lontano 1984, a 21 anni di età.

Gli ultimi frequenti contatti con l’amico di sempre Adriano Forgione, l’improvviso ( ed era ora ! ) rinnovato interesse per i misteri archeologici del Sud America anche da parte della scienza ufficiale, anche se a volte critica con sé stessa ( vedi il caso di Robert Schock e Marcahuasi , finalmente si è deciso anche lui, il mio primo viaggio e relazione su Marcahuasi lo avevo già fatto nel 1998), un’ archeologia mai come ora chiamata a rendere conto dei suoi silenzi e delle continue reticenze mantenute per troppi anni, mi hanno deciso di raccontare in modo sufficientemente dettagliata questa mia prima avventura nel grande inferno verde amazzonico, nel vero senso della parola.

Gli spunti e gli argomenti sono moltissimi, insieme ad un misterioso avvenimento avvenuto durante la spedizione,segreto che mi sono tenuto dentro per vent’anni e che questa volta, per la prima volta, verrà rivelato.

Proprio mentre sono impegnato in questi tempi a recuperare con buon successo tempo ,energie e preparazione fisica per organizzare un’altra missione in America latina, dopo 2 libri scritti, altri in preparazione, fa piacere fermarsi un attimo e ricordare le mie prime esperienze di avventura durante i mitici anni ’80.

Devo tutto al mio “ istruttore “, l’esploratore e mio cugino Mario Ghiringhelli, scomparso tragicamente, dopo una vita di avventure in giro per il mondo, in Indonesia nel 1993.

Fu una grossa perdita ma, grazie a Dio, aveva già fatto in tempo a consegnarmi metaforicamente gran parte del suo insostituibile bagaglio pratico e soprattutto spirituale su come affrontare situazioni nella foresta che una persona normale non potrebbe nemmeno solo immaginarsi – e non sto esagerando, come leggerete- .

Alla fine di luglio 1984 eravamo partiti, un gruppo di 4 avventurosi, il capo ( Mario Ghiringhelli ), il braccio destro e fotografo esperto( Lionello Semprini ) e i due- allora- “ giovani di studio “ , io ( 21 anni ) e il “ bancario “ Pierluigi Martini ( 24 anni ), detto “ il gemello “ .

La missione doveva essere una esperienza fisico – psicologica preparatoria ( dopo mesi di allenamenti forsennati e dispendiosissimi dal punto di vista dello stress fisico , ma servirono eccome) in vista di una successiva spedizione da effettuarsi nel Perù Amazzonico – poi parzialmente effettuata nel 1998 e soprattutto nel 2000, ma con Mario ormai deceduto da tempo ed effettuata con l’archeologo di esplorazione statunitense Gregory Deyermenjan ed il caro amico , ora insegnante universitario di diritto internazionale Alessandro Fodella , sulle tracce dell’Impero amazzonico perduto del Paititi e di misteriose, ancora controverse, Piramidi ( 2 ) di tipo egizio.

Dobbiamo dirlo subito, in vent’anni la Guyana Francese non è cambiata molto, lo ho saputo da varie fonti e dai frequenti passaggi di documentari sulle televisioni francesi.

Pur essendo dal punto di vista giuridico parte integrante del territorio francese d’oltremare ed ex colonia penale fino al 1946 –la moneta di scambio là oggi è l’Euro – la Guyana si trova dall’altra parte dell’Oceano Atlantico – è sede di una base spaziale molto famosa a Kourou presidiata dagli amici della Legione Straniera e fa parte geologicamente della zolla del continente sudamericano che comprende il Venezuela e tutto il Brasile del Nord Est .

Risulta essere tutta foresta pluviale geologicamente ancora primaria e plurimillenaria dal punto di vista epocale preistorico, una vera miniera per gli scienziati botanici ma anche per i cercatori d’oro francesi ed indigeni, molti di cui di frodo ( c’è sempre una tenace lotta da parte della Gendarmeria per fermare questo fenomeno ).

Comunque è un posto dove non si deve scherzare, né con la natura né con la gente che vive là, soprattutto alla Cayenna, la capitale della Guyana Francese : può essere semplicemente un vero inferno trovarsi là se si prende la giungla sottogamba o se si passa semplicemente la sera nei quartieri della Cayenna meno indicati per i bianchi.

Ricordo l’arrivo con un jet Air France all’aereoporto internazionale ( allora la pista era tutta in terra battuta- e ci atterravano anche i Concorde ! ) della Cayenna , con una umidità vicina al 100% e 35 gradi al pomeriggio sera.

Quell’aeroporto era stato costruito dagli Alleati nel 1943 durante la seconda guerra mondiale come base di bombardieri a lungo raggio, quando gli Americani erano stati allertati dai servizi segreti inglesi e terrorizzati dalle informazioni relative al fatto che la Germania nazista era sul punto di rendere esecutivo un progetto da tempo tenuto in “stand by” per invadere ed attaccare il Brasile, dopo che lo stesso Brasile aveva, di malavoglia e costretto dagli USA , dichiarato guerra alla Germania nel 1942 ( 3 ).

Ma andiamo avanti: come si presentava la Cayenna ? A domanda, risposta.

Trentacinquemila abitanti, una cittadina quindi, pioggia di un’ora o due tutti i santi giorni, ed eravamo nella loro stagione secca , 4 gradi sud dell’equatore.

Il sole sorge praticamente alle 6 esatte e tramonta alle 18.00 , tutto l’anno. Coste impraticabili ,senza spiaggia o arenili, dove la foresta diventa direttamente mare. Di fronte Le Isole della Salute, le Isole del Diavolo e Royale, il terribile bagno penale di Papillon e del Colonnello Dreyfus.

Tutti pensavamo: inizio poco promettente, ci sarà da faticare parecchio.

Dopo qualche giorno di ambientamento, grazie alle conoscenze nell’esercito francese e nella Legione da parte di Mario ( con i legionari di stanza ad Aubagne presso Marsiglia, in Francia allora compivamo allenamenti e gare di marcia insieme, per puro spirito sportivo ) riuscimmo ad avere un appuntamento con l’allora colonnello Jin della Gendarmeria dell’Area della Cayenna , incontro in cui lui allora fu molto gentile , risoluto e franco ed in pratica, dopo averci ascoltato ci disse : “ Caro Mario, dagli amici dell’esercito ho sentito parlare molto bene di lei anche come preparatore atletico di sopravvivenza, ed i suoi compagni, lo vedo, sono in gamba. Interessante il suo racconto dell’archeologia amazzonica , delle sue esperienze e dei suoi progetti futuri in Perù ma anche qui purtroppo siamo in una brutta situazione, ci sono state delle alluvioni proprio di recente nelle zone dove voi volete tracciare una “premiere” ( per premiere si intende un percorso nella foresta amazzonica totalmente nuovo, un vero e proprio percorso di allenamento di parecchi giornate di marcia, nda ).

Alcuni nostri uomini sono rimasti isolati per giorni e siamo dovuti andare a cercarli con gli elicotteri, con parecchio tempo perso e rischi altissimi. Meno male che è finito tutto OK. Il punto è questo : se vi perdete nel mezzo del percorso, dopo aver fatto 50 o 80 chilometri sul tragitto premiere da Saul a Maripasoula ( sul fiume Maroni, vedi cartina , luogo da cui avremmo poi fatto 300-400 km in canoa sulle rapide prima di arrivare a San Laurent du Maroni ) , chi vi viene a cercare ? Come facciamo a trovarvi ? E se viene un altro alluvione? La stagione non è questa, però può capitare ancora…Vale la pena rischiare la vita per un allenamento , seppure di tre settimane, e per una giusta causa?”. Questo praticamente ci disse il colonnello Jin in Gendarmeria alla Cayenna.

Certo noi tutti, concordammo insieme, non eravamo andati là per prendere farfalle , però con il colonnello si stabilì una serie di percorsi di allenamento tutto intorno a Saul – più umani – testuali parole, dove, se succedeva qualcosa, c’era almeno una possibilità di trovarci con l’elicottero ( allora i GPS non c’erano , anche se le mappe militari francesi scala 1/50.000 della Cayenna non erano niente male ).

Dopo aver speso qualche altro giorno per recuperare tutto l’equipaggiamento e i viveri , un traballante aereo dell’Air Guyane ci portava dalla Cayenna alla nostra prima meta, Saul appunto, in piena foresta tropicale .

Come ho già detto la foresta tropicale in tutta quella fascia che parte dal Venezuela fino alle tre Guyane ed al Brasile è di tipo primario, cioè è rimasta tale e quale, sostanzialmente , come era milioni di anni fa : l’albero principale, oltre ad un grande numero di felci giganti è la sequoia tropicale, un tipo di albero enorme che facilmente supera i sessanta- settanta metri di altezza ( è pauroso ) ed ha una incredibile particolarità e cioè cresce continuamente per secoli e muore quando cade, quando cioè – in proporzione – le deboli radici non lo reggono più.

Quando si pernotta in quel tipo di foresta , generalmente si dorme con le amache, così come facemmo noi per tre settimane ininterrotte, ma bisogna stare attenti a piantare il campo dove ci sono sequoie “ giovani “, infatti di notte si sente cadere immancabilmente qualche vecchia sequoia, con un rumore tremendo che si espande per chilometri, e non sia mai dover averci messo il campo sotto. A buon intendere…

Tutta la zona tropicale della Guyana francese è completamente coperta da questa fascia di foresta irregolare per quanto riguarda la conformazione del terreno : si continua a marciare su è giù per queste piccole colline alte poche centinaia di metri, dove ogni tanto si apre uno spettacolo alla vista prodigioso, di natura sovrana, che solo l’averla vista direttamente può far realmente capire il vero significato del termine .

Per esigenze di spazio non potrò certo raccontare interamente il gran numero di episodi incredibili, sia divertenti che pericolosissimi insieme che ci sono capitati in questo viaggio di “ prova “ fisica e psicologica ma mi limiterò a raccontare alcuni episodi avvenuti in una marcia di 5 giorni , tra andata e ritorno, nelle zone più intricate ben fuori Saul.

L’esperienza, altrettanto fantastica, della pericolosa discesa delle rapide sul fiume Maroni verso Saint Laurent magari potrò raccontarla un’altra volta.

Volevamo raggiungere la cima del monte Kalbao ( in realtà una grossa collina che arriva a circa 800 metri sul livello del mare ), il più alto della Guyana Francese, in direzione Sud rispetto al nostro punto di partenza.

La nostra guida George , un “Tarzan” francese biondo e simpatico di 35 anni ( purtroppo è morto nel 1995, in seguito ad una malattia presa nella foresta ), era stato là diversi anni prima però, al ritorno, aveva perso un suo caro amico, strappato e gettato in acqua da un enorme serpente anaconda sbucato improvvisamente dal fiume e piombato sulla loro canoa – il suo amico non era mai stato più trovato - e pertanto ci aveva avvertito che non sarebbe stata certo una passeggiata.

Da quello che avevamo già assaggiato, lì non si “passeggiava” mai da nessuna parte facilmente: da tutte le parti liane enormi grosse come le gambe di un uomo scendevano da sequoie giganti che si susseguivano continuamente.

Ogni sera alle 4 si interrompeva la marcia con il machete e si preparava il campo: tutto doveva essere pronto per le 18.00 e si mangiava molto frugalmente e alle 18.30- 19.00 tutti a dormire, con turni di guardia per tenere controllato il fuoco che doveva sempre essere acceso per tenere lontani gli animali .

Giaguari e scimmie continuavano tutta la notte a fare il loro coro spacca-timpani intorno al campo. Non c’era certo da stare allegri , ma ci eravamo cacciati noi in questa storia ed il lamentarsi era proibito per legge, nel nostro gruppo.

I primi due giorni di marcia verso il monte Kalbao erano andati abbastanza bene, certo, come sempre, non si riusciva a percorrere più di sette-otto chilometri al giorno ( circa 8 ore di marcia ) per via della difficoltà di attraversare la jungla, ma le cose andavano benone,eravamo nella media di percorrenza.

E stavamo bene, sia fisicamente che come morale ( certo ognuno di noi aveva già perso 5- 6 chili di peso in due settimane , ma era una cosa normale là per tutti ).

La terza notte si volle andare fare un caccia notturna, perché in effetti il cibo scarseggiava un poco. Qualcuno però doveva rimanere al campo e siccome io non avevo nessuna voglia di passare altre due ore in una pozza d’acqua aspettando all’abbeverata chissà quale preda con decine di occhietti lucenti di serpenti acquatici intorno illuminati dalle torce, una cosa normale in quelle zone, secondo la guida, decisi di rimanere io al campo, mentre gli atri scendevano giù per la collina per centinaia di metri verso i ruscelli d’acqua. I campi bisogna sempre farli lontani dalle pozze d’acqua di abbeverata degli animali, è la prassi.

Ero così completamente solo: decisi subito, per tenermi impegnato, di ravvivare il fuoco con un po’ di liane robuste tagliate e poi mi misi dentro la mia amaca, coperta da un telo e dalle zanzariere, in riposo ed in attesa, abbastanza tranquillo e con un cigarillo speciale brasiliano acceso. Io non ho mai fumato ma allora quei benedetti sigari ci servivano a tener lontani gli insetti e le zanzare, e alla sera, dopo cena, non erano niente male.

Erano le 10 circa e il sigaro bruciava velocemente…!

All’improvviso mi sveglio di colpo: era mezzanotte circa .

Caspita, mi dissi , mi ero addormentato di botto, bella guardia che ho fatto , complimenti Marco, dicevo a me stesso.

Degli amici neanche l’ombra , anche se in effetti poco dopo sentii sparare il fucile da caccia di Gorge, ma abbastanza lontano. Avevo ravvivato il fuoco da 5 minuti e mi ero coricato di nuovo nell’amaca di fianco al mio fido coltello da sub, quando all’improvviso sentìì come uno strano urlo prolungato lontano, come un potente brontolio , però squillante e forte insieme, ed uno strano calpestare di piante ed erba, lento ma potente deciso, sul terreno.

Ma è molto lontano, sentivo io, e in direzione Ovest, diceva la bussola: almeno 3-4 chilometri. Che strana cosa pensavo, sarà un temporale o il vento, o una sequoia che cade …proprio mentre passava qualche minuto e stavo per riaddormentarmi sentìì questo grido lunghissimo, un po’ più vicino e potente , anche se ancora abbastanza fioco però in più, il calpestare lento e regolare su terreno era chiaro, lontano ma potente da trasmettersi nel terreno. Un animale! E grosso!

Subito la mia mente fu attraversata da questo pensiero. Un tapiro,no, non può essere nemmeno un elefante,qui non ci sono più da migliaia di anni. E neanche un orso, è impossibile…

Maledizione, pensai allora, un gruppo di facoceri in arrivo, sono pericolosi, fanno una specie di percorso nella jungla in famiglie di 8 dieci per volta, e se sei sulla loro strada prima ti calpestano attaccandoti e poi ti chiedono chi sei. E non ho neanche un fucile . Ma non ero convinto neanche di questa mia intuizione…

I compagni non arrivavano ed era quasi l’una di notte: non me la sentivo certo di utilizzare il fischietto da segnalazione per chiamarli nè di spegnere il fuoco che, probabilmente, si vedeva da parecchio lontano e serviva proprio da riferimento verso quella “ cosa “ che si stava dirigendo giusto da questa parte.

Fu all’improvviso, fortissimo e vicino, quello che sentii ormai chiaramente come un “ ruggito sibilante “ ( me lo ricorderò per sempre e non saprei come descriverlo meglio ) come di un animale veramente grosso che si avvicinava e schiantava le liane.

Non c’era dubbio ormai, ed ero molto spaventato anche se controllavo la situazione, i nervi tesissimi: fischiai fortissimo per richiamare l’attenzione dei compagni, fischiai più volte.

Passò qualche secondo circa , forse dieci, al massimo e sentii uno sparo .

Erano Mario e gli altri che mi davano ad intendere : tranquillo , stiamo tornando.

Passarono poi una ventina di minuti veramente tremendi per me e di grande tensione: un paio di volte sentìì ancora quell’urlo tremendo che però, grazie al cielo fu quella la svolta della vicenda, si stava certamente allontanando nella foresta da dove era venuto.

Giunti i miei compagni di avventura, saliti su per la collina, raccontai tutto a Mario e a George per filo e per segno . Mario, come sempre, era molto scettico sull’accaduto ma comprendeva che qualcosa era veramente successo. Loro non si erano accorti di nulla, si erano allontanati per circa un chilometro e, francamente, erano stati attenti a non incontrare qualche piccolo caimano nell’acqua. Non avevano preso nulla. Avevano sparato solo un colpo su quello che pareva un maiale selvatico. Ma niente di niente.

George divenne invece molto serio e disse : “ Nella foresta amazzonica succedono molte cose strane, strani suoni e strane situazioni. La mente gioca anche molti brutti scherzi però, in questo caso e in questa zona, posso dire che altre persone hanno riferito di misteriosi voci e rumori potenti proprio in direzione del Brasile o del Venezuela, dove dici tu. Comunque non poteva essere un grosso felino, perché il giaguaro non lo senti mai, e quando lo vedi improvvisamente piombare su di te sei già morto. Quindi francamente che cos’era, se c’era, non lo so. E’ meglio dormirci sopra, è tardi”.

L’episodio non si verificò più e fummo molto presi nei giorni successivi per raggiungere la cima del Kalbao e tornare indietro a Saul con non poche difficoltà, perdendo pure la strada un paio di volte. Ma degli indigeni indiani Aloike ci aiutarono, con dei passaggi in canoa.

Ricordo dei passaggi clamorosi sui torrenti sfruttando delle enormi sequoie cadute di traverso e sfruttate da noi come ponti. Fantastico! Un vero Mondo Perduto.

Certe esperienze non si dimenticano, nella vita di un uomo, e questa della Guyana senz’altro fu una delle più impressionanti e formative per lo spirito di una persona come chi scrive, allora molto giovane. Ma anche questa esperienza passò , come diverse altre avventure negli anni successivi, ed il tempo contribuisce ora ad alimentare la voglia di conoscenza verso altre imprese, verso quel mondo meraviglioso ed avvincente che è il Sud America , i suoi misteri archeologici e l’Amazzonia.

Fu molti anni dopo che lessi diversi resoconti di avventurieri che erano stati in quelle zone, dal Venezuela al Nord Brasile, dove accennavano alla possibilità che esistessero ancora da quelle parti dei grossi animali antidiluviani, non solo grossi rettili preistorici o dinosauri ma anche dei mammiferi enormi ritenuti scomparsi, come il Megaterio- una specie enorme bradipo terrestre sudamericano grosso come un elefante, erbivoro ed estintosi 10.000 anni fa-( 4 ) .

A dire la verità, per come la penso io, se di un animale si trattava, e su questo personalmente ne sono sicuro perché sentii chiaramente lo schianto della vegetazione per l’aprirsi di un varco nella giungla utile al passaggio, quella specie di ruggito che sentii non aveva nulla di mammifero, e poteva quindi essere il richiamo di un grosso rettile. Un dinosauro, forse.

Ma, anche dopo tanto tempo, una cosa la posso dire con certezza : sarà perché era notte fonda o perché troppo stanchi o per altri motivi, a nessuno di noi venne allora la voglia di andare a cercarlo!

Note

1) Marco Zagni, L’Impero Amazzonico, MIR, Firenze, 2002.

2) Le “ Piramidi di Pantiacolla “ , vedi “ L’Impero Amazzonico “, op. cit., pag.47 e seg.

3) Questo ed altri argomenti sono stati trattati nel mio secondo saggio :” Archeologi di Himmler “, Ritter, Milano, 2004.

4) Ricordo le raffigurazioni di animali estinti esistenti in località archeologiche sud americane molto famose come per esempio a Tiahuanaco.

sabato 15 novembre 2008

Vichinghi in America

I VICHINGHI IN GROENLANDIA E NORDAMERICA

La storia che stiamo per raccontare, come si sa, non ha mai avuto vita facile nel nostro Paese dato che, campanilisti come siamo e come è naturale, dalle nostre parti si è fatto sempre e letteralmente di tutto per farci dimenticare che invece sono circa quarant’anni che la faccenda in questione è stata dimostrata nel modo più completo.

Chi scrive ha già da tempo compiuto due lunghi viaggi in Canada e può confermare senza ombra di dubbio che tali avvenimenti sono da decenni materia di insegnamento nelle scuole elementari di quell’immensa nazione .

In effetti è proprio così : è dai primi anni sessanta che l’archeologo norvegese Helge Ingstad ( con 5 spedizioni archeologiche, fino al 1965 ) riuscì efficacemente a dimostrare che resti di insediamenti vichinghi datati intorno all’anno mille esistevano realmente lungo la costa nordamericana e in Canada.

E pertanto quasi 500 anni prima di Cristoforo Colombo, degli Europei avevano raggiunto l’America.

Di fatto però risultò anche che gli esploratori nordici, da un certo punto di vista, non si erano nemmeno accorti della grande scoperta che avevano fatto.

Come in tante altre occasioni nella storia avventurosa dell’esplorazione , tutto era avvenuto praticamente per caso.

I Vichinghi ( Jomsvikings – pirati vichinghi ) erano un fiero popolo medievale di predoni del Nord Europa, capaci di costruire battelli straordinari con i quali compivano le loro scorrerie per mare e fiumi.

Erano anche dotati di armi eccellenti per l’epoca e partendo dalla loro mitica capitale, Jomsborg, ricolma di ori e preziosi depredati, e il cui porto era capace di contenere fino a 300 navi per la guerra di corsa, sciamavano per ogni dove : a Occidente verso l’Inghilterra e l’Islanda, a Sud fino al Mediterraneo ed in Sicilia , a Ovest risalendo addirittura il corso del fiume Volga.

Man mano che si susseguivano queste incursioni, le loro imprese, comunque sanguinarie e portatrici di lutti in ogni dove, diventavano sempre più leggendarie, tant’è vero che furono trascritte in runico come Saghe e le più importanti sono la Saga di Erik il Rosso ( Eiriks Saga ) e la Saga della Groenlandia ( Groenlendinga Saga ).

Esse in sostanza descrivono la scoperta dell’America, il primo contatto con i nativi americani originari , abitanti di quella che fu poi chiamata dai Vichinghi “ Vinland “ ( la “ Terra del Vino di bacca “, o meglio , la “ Terra Fertile “, che forse è la traduzione più esatta ) e in definitiva la dimostrazione che , a differenza di Colombo, tale “ scoperta” era avvenuta per metodici “salti” geografici e nell’arco di un centinaio di anni.

Tutto avvenne per balzi successivi : il punto di partenza per raggiungere l’America fu ovviamente la Norvegia ed in seguito attraverso le Isole Farøer, l’Islanda già colonizzata e la Groenlandia.

Quello che generalmente spingeva i Norvegesi verso la navigazione in Occidente, a colonizzare le isole atlantiche minori e poi l’Islanda e la Groenlandia fino ad arrivare al tentativo di insediarsi in America del Nord, era stato il costante bisogno di terra , pascoli e nuovi spazi di pesca.

Il primo vichingo a scorgere la Groenlandia, per esempio, fu probabilmente un uomo di nome Gunnbjörn , la cui nave il maltempo aveva trascinato fuori rotta dall’Islanda, verso Occidente, intorno al 960 d.C.

Ma senz’altro il primo ad insediarsi in Groenlandia fu il capo vichingo e predone Erik il Rosso.

Erik ( o meglio Eirik ) era nativo dello Jaeder , che si trova nella Norvegia Sud-Occidentale.

Il nostro uomo non era certo un santo anzi, semmai l’esatto opposto . Nel 982 d.C., dopo che questo predone con i suoi degni compari si era lasciato andare ad un’ennesima serie di saccheggi ed omicidi , i suoi stessi concittadini lo misero al bando per tre anni, col divieto di rimanere in Norvegia ed in Islanda.

Il Rosso aveva dimostrato di essere un sanguinario, ma non era affatto uno stupido ed in più era un marinaio navigatore di razza come ce ne sono pochi, e con un manipolo di fedeli al seguito , conoscendo quello che era successo precedentemente al suo conterraneo Gunnbjörn almeno vent’anni prima, riuscì a raggiungere per primo la Groenlandia ( la Terra Verde ) , un posto glaciale e non molto ospitale e che quindi non era verde per niente , se non per il fatto che , avvistata durante il periodo estivo, lasciava intravvedere erbe , muschi e licheni, sotto la neve.

L’esploratore non perse tempo e con i suoi uomini , trovato un fiordo favorevole per installare una prima base e alcune piccole fattorie ( zona di Tunugdliarfik ), cominciò a rifornirsi di legname e alimentari con la caccia , la pesca ed il commercio con gli Eschimesi , i veri nativi del luogo da tempo immemorabile.

In questo vero e proprio luogo di frontiera, ai confini del mondo , la vita dei primi colonizzatori era durissima , molto più vicina alle prime gesta norvegesi dei Vichinghi e Normanni di due secoli prima, con i Drakkar sempre in mare a pescare , ed in terra gli uomini intenti a costruire abitazioni di legno.

In confronto , la vita bucolica e agricola dei Vichinghi islandesi sembrava un paradiso.

Ma Erik il Rosso ce la fece e, scaduto il periodo dell’esilio forzato triennale, tornò in Islanda a raccontare quello che aveva fatto.

Proprio in quegli anni l’Islanda aveva subito una grave carestia agricola ed Erik non fece pertanto molti sforzi per convincere molte persone, ricchi e poveri , agricoltori e pescatori , cacciatori e sfaccendati a veleggiare con lui per colonizzare definitivamente la Groenlandia , convivendo con gli Eschimesi.

Si armò una flotta di trentacinque navi, con 2000 persone e centinaia di capi di bestiame, e si salpò dall’Islanda.

In mare ci fu purtroppo una tempesta e solo una quindicina di Drakkar riuscirono a raggiungere la Groenlandia .

Ma avventure e disgrazie del genere allora erano praticamente nella norma ed Erik con la sua gente riuscì a costituire in Groenlandia, nel giro di poco tempo, il primo efficace luogo di insediamento stabile, ricordato ancora oggi dagli esperti con il nome di Insediamento Orientale ( l’attuale Julianehab ) a Eiriksfjord .

Qui Erik crebbe i suoi tre figli, il maggiore Leif Eriksson e gli altri due figli Thornvald e Thornstein.

Ma è Leif il personaggio che ci interessa di più perché, secondo le saghe, fu proprio lui il primo a scoprire l’America.

Non appena Leif aveva dimostrato di cavarsela da solo ( e cioè guidare un’imbarcazione in mare aperto, secondo la buona tradizione Vichinga ) i suoi genitori lo mandarono in Norvegia per studiare ed apprendere l’arte del commercio marittimo .

Leif era in gamba, aveva voglia di affermarsi ed inoltre , dato che non era così rigido e duro come suo padre , voleva anche studiare.

Immancabile ci fu allora l’incontro con la Chiesa di Roma, e Leif si fece battezzare, diventando cristiano.

Eriksson tornò così in Groenlandia con un prete, che aveva lo scopo di cristianizzare gli insediamenti Vichinghi in quel luogo sperduto.

Nonostante la freddezza dimostrata da suo padre, che non ne voleva sapere del cristianesimo , con i suoi preti “ buoni a nulla “ ( si espresse proprio in questi termini ) e perditempo, Leif riuscì, con i favori di sua madre, a far erigere delle chiese sia nell’Insediamento Orientale che in quello “ Occidentale “, che nel frattempo era stato creato.

In questo periodo siamo ormai intorno all’anno 1000, proprio il periodo in cui Leif decise di intraprendere alcuni viaggi di esplorazione a Ovest.

Da tempo si vociferava negli insediamenti che più in là della Groenlandia doveva esserci “ qualche cosa “ .

Un tale, di nome Bjarne Herjolfsson , sviato dalla solita improvvisa tempesta e spinto sempre più a Ovest, aveva avvistato tempo prima una terra, ma non vi era approdato veramente.

Era riuscito comunque a ritornare e a raccontare la sua avventura.

Questo era tutto quello che Leif sapeva , ma per il momento gli bastava.

Con una ciurma di 35 uomini , tra i quali alcuni di coloro che erano stati sull’imbarcazione di Bjarne testimoni dell’avvistamento della terra sconosciuta, partì ( la data esatta non si conosce ) e veleggiò verso Occidente in esplorazione.

Con loro vi era anche uno “ del Sud “ ( secondo i Vichinghi ) , un tedesco di nome Tyrkir e amico di Eriksson.

Dopo quattro giorni di navigazione durissima, pericolosa e contrastata aspramente dai marosi, Leif si imbattè dapprima in un ampio costone pietroso , una zona assolutamente inospitale che venne chiamata “ Helluland “ ( la Terra delle Pietre ) . Sarebbe l’odierna Terra di Baffin .

Continuando a veleggiare in direzione Sud questa volta, scoprì una ampia costa lussureggiante e ricca di boschi . Questa zona certamente più invitante venne poi chiamata “ Markland “ ( la Terra dei Boschi ): corrisponde all’attuale Labrador.

Ma Leif voleva andare ancora più a Sud , e aveva ragione. Proseguendo nella navigazione costiera Leif Eriksson raggiunse una terza terra che gli sembro così ricca e promettente che decise di sbarcare e tutti insieme vi si stabilirono, costruendo dapprima dei ripari di fortuna e poi delle capanne vere e proprie in un accampamento che venne chiamato Leifsbudir ( Le Capanne di Leif ).

Nel frattempo si decise insieme di esplorare l’interno e altre parti della costa.

Da queste prime ricerche all’interno scaturì l’episodio che pare abbia avuto a che fare con il nome che fu scelto in seguito per battezzare questo terzo territorio , Vinland , appunto ( con la massima probabilità la parte settentrionale di Terranova, chiamata così da Giovanni Caboto nel 1497 ).

Ma potrebbe essere solo una leggenda.

Il tedesco Tyrkir , uno strampalato mattacchione, si era perso nei boschi e non lo si trovava più . Ma Leif voleva trovarlo : non voleva assolutamente perdere i suoi uomini in un modo così stupido, e poi aveva bisogno sempre di braccia da impiegare nel lavoro, perchè erano in pochi.

Dopo un po’ Tyrkir fu ritrovato, ma si comportava stranamente, diceva cose senza senso e non si reggeva in piedi. Sembrava ubriaco . Quando si riprese sostenne di avere trovato nel bosco delle viti e delle bacche con le quali aveva tratto un succo che, una volta bevuto, lo aveva inebriato.

Ecco che da questo aneddoto la leggenda vuole che sia nato il nome di Vinland , la Terra del Vino.

In realtà in quelle zone di Terranova la vite non avrebbe mai potuto attecchire e pertanto gli esperti si sono limitati ad osservare che, per i primi esploratori Vichinghi , quella terra sembrava così fertile che addirittura, a loro parere, si sarebbero potute coltivare delle viti e quindi il termine Vinland dovrebbe essere meglio tradotto con il significato di “ Terra molto fertile “ o “ Terra fertile da vino “.

In ogni caso Leif e la sua piccola spedizione svernarono nel Vinland in un clima tutto sommato accettabile e l’estate successiva ritornarono in Groenlandia a raccontare la loro impresa , tutti pieni di apprezzamento per quelle terre, per l’assenza di gelo, per l’erba , i boschi e i frutti, per il legname ed i salmoni.

Leif Eriksson avrebbe voluto ritornare al più presto nel Vinland ma, purtroppo, nel frattempo suo padre il Rosso era morto e, come figlio maggiore, doveva subentrare necessariamente nella direzione del clan famigliare, come da buona tradizione nordica.

Fu deciso che si sarebbe sobbarcato l’onere dell’impresa suo fratello Thornvald, che comunque era un uomo di valore.

Seguendo le indicazione di suo fratello, Thornvald riuscì a raggiungere l’accampamento nel Vinland che Leif aveva costruito nella prima spedizione e, senza indugio, condusse una spedizione esplorativa lungo la costa occidentale di Terranova .

Raggiunse l’imbocco di un grande estuario e vi si diresse all’interno, in direzione Ovest.

Poco dopo avvenne il primo incontro con i fieri indigeni nordamericani. Purtroppo le cose non andarono molto bene, dopo i primi tentativi di approccio . Gli indiani d’America non erano docili come gli Eschimesi e, in breve tempo, visto che i Vichinghi non erano certo tipi che ci pensavano due volte a tirar fuori asce e spadoni , il tutto finì in una violenta zuffa.

L’unico caduto da parte vichinga fu proprio Thornvald, colpito da una freccia indiana.

Senza altre perdite l’equipaggio tornò alle capanne di Leif dove vi trascorse l’inverno senza altri incidenti e la primavera successiva rifece vela per Eiriksfjord in Groenlandia , dove raccontarono a Leif tutto quanto era loro accaduto.

La brutta avventura con gli indigeni americani ( soprannominati Skraelingar dai vichinghi, termine dispregiativo che significa “ bruttoni urlanti “ ) aveva lasciato il segno, e Leif, con suo fratello morto, non se la sentì di dare il via ad un vero e proprio tentativo di colonizzazione del Vinland in prima persona .

Chi allora tentò veramente di colonizzare quella parte dell’attuale Nordamerica fu un Normanno islandese di nome Thorfinn Karlsefni, un commerciante vichingo che aveva sposato tale Gudrid, una figliastra di Erik il Rosso.

Circa 160 uomini e donne tentarono l’avventura portandosi dietro nella traversata anche parecchi animali e riuscirono tutti a raggiungere il Vinland. Ma la vita per loro non fu per niente facile.

Da un’analisi comparata che i vari esperti e studiosi hanno tratto dalle descrizioni delle due Saghe nordiche , possiamo dire con certezza che il tentativo di colonizzazione del Vinland durò tre anni, tre anni molto difficili.

Non si riuscì a stabilire una vera pace tra i nativi americani ed i vichinghi anzi, nell’ultimo periodo di permanenza scoppiò una vera e propria guerra tra gli “ Skraelingar “ e i Nordici.

Le linee di collegamento con la Groenlandia erano poi molto esili e molto lunghe, vi erano molti malumori e liti tra le stesse famiglie dell’insediamento ed infine il potenziale umano era veramente insufficiente per resistere sia alle pressioni degli indiani ostili che per rendere vivibile quel territorio.

Karlsefni, sia pure a malincuore decise alla fine di andarsene .

Essendo un uomo di buon senso l’islandese si era veramente reso conto che non poteva continuare a far vivere il suo gruppo nella paura di essere totalmente annientato dagli indigeni in combattimento.

Questo tentativo di colonizzazione del Nord America si risolse pertanto in un sanguinoso e drammatico esperimento che in sostanza non ebbe seguito .

Diversi ricercatori sono concordi nel sostenere che tutti questi viaggi cessarono completamente al più tardi nel 1020 d. C. Altri archeologi sostengono che sporadici ulteriori approdi per meri motivi di caccia e pesca continuarono fino al XIII secolo ma possiamo sostenere che, in realtà, veri e propri tentativi di colonizzazione non si verificarono più e anzi, in seguito, nel corso del medioevo in Europa si perse completamente il ricordo di questi approdi avventurosi e delle tracce dei Vichinghi in Nordamerica.

Questi coraggiosi navigatori nordici potrebbero essere stati veramente i primi nell’era cristiana a raggiungere il Nuovo Mondo anche se, a dire la verità, negli ultimi tempi si sostiene da più parti, e con insistenza, che in quello stesso periodo, o poco dopo, dall’altra parte del continente Nordamericano, sulle coste del Pacifico, potrebbero essere approdati degli esploratori cinesi del Celeste Impero .

Ma ovviamente tutto questo, come si è soliti dire, è un’altra storia.

Bibliografia Essenziale

C.W. Ceram, Il Primo Americano, Einaudi , Torino, 1972.

Roberto Bosi, I Miti dei Vichinghi, Convivio / Nardini , Firenze , 1993.

Gwin Jones, I Vichinghi, Newton Compton, Roma, 1995.