mercoledì 11 maggio 2016

CENTO ANNI DALLA BATTAGLIA DELLO SKAGERRAK/JUTLAND

LA “CORSA ALLA MORTE”: LA BATTAGLIA DELLO SKAGERRAK/JÜTLAND (1916). 31 maggio-1 giugno 1916. Non ci può essere alcun dubbio, la Battaglia Navale dello Jütland (Battaglia dello Skagerrak o Skagerrakschlacht – lo Skagerrak è Stretto che divide la Norvegia dalla Danimarca -, per i Tedeschi), combattuta esattamente 100 anni or sono (31 maggio-1° giugno 1916) nelle gelide acque del Mare del Nord, fu l’unica gloriosa battaglia navale di tutta la Prima guerra mondiale nella quale si siano trovate di fronte due intere Flotte navali, quella Inglese (Grand Fleet) e quella Tedesca (Flotta d’Alto Mare). E dire che ancora nel giugno del 1914, solo due anni prima, essendoci una sorta di “gemellaggio” tra le due Marine da Guerra (a causa della parentela tra le due Case Regnanti), non mancavano gli incontri tra le delegazioni degli Alti Ufficiali, con visite alle rispettive Flotte, feste da ballo d’Alta Società e scambi di doni sulle note del “Bel Danubio Blu”…Tutto un Mondo della Vecchia Europa ormai perduto per sempre. Ma cosa era successo? Perché si verificò questo epico scontro navale, spettacolare e romantico, quanto aspro e drammatico? Il Ministro della Marina Winston Churchill era stato molto acuto e chiaro, durante la prima parte del Conflitto, con alcuni suoi articoli apparsi sul “London Magazine”, inaugurando di fatto l’Era della “Deterrenza navale”: la Marina Inglese era la più forte di tutto il Mondo intero, non c’era niente da fare, le cose stavano così, e gli Inglesi potevano persino permettersi di non far uscire nemmeno un piccolo Incrociatore dalla loro Base di Scapa-Flow. Bastava infatti la “minaccia” di distruggere qualsiasi nave nemica che si fosse avventurata a uscire dal porto, per dominare, incontrastati, tutti i Mari del Mondo, basandosi sulla paura. Era il concetto di “Fleet in being”, fungere da deterrente per il solo fatto di esistere. In effetti l’Era dei Sommergibili, allora, non era ancora iniziata…Sarebbe incominciata proprio dopo lo scontro dello Jütland, quando i Tedeschi decisero di cambiare completamente la strategia navale, affidandosi ai sommergibili e alle navi “corsare”, ottenendo così grandi successi, anche se non decisivi. Gli Incrociatori da Battaglia e le prime Corazzate Veloci (Dreadnought) erano però, in quei frangenti, ancora le Regine incontrastate dei Mari, nel 1916. Il colpo di frusta, lo schiaffo morale ai Tedeschi era stato dunque lanciato, con le conclusioni scritte da Churchill sui quotidiani inglesi, ma naturalmente l’ambizioso Kaiser Guglielmo II non poteva certo accettare una logica del genere. All’epoca la frustrazione nella Flotta tedesca era grande: a vent’anni dall’inaugurazione del Canale di Kiel (1895 - chiamato ufficialmente Canale del Kaiser Guglielmo), gli sforzi tedeschi per la creazione di una imponente Flotta, sul genere di quella francese e inglese, erano stati enormi ma, nonostante questo, il rapporto di forze tra quella inglese e quella tedesca era circa di 3 a 1. Allo scoppio della Prima guerra mondiale infatti (agosto 1914) la Kaiserliche Marine per quanto riguarda le grandi navi possedeva: 4 Corazzate con cannoni da 280 mm; 11 Corazzate armate di cannoni da 305 mm; 5 Incrociatori da Battaglia armati da bocche di 280 mm. Ne corso del conflitto si aggiungeranno altre 5 Corazzate e 3 Incrociatori da Battaglia. Ma veniamo la Marina Inglese nel 1914: 10 Corazzate con cannoni da 305; 12 Corazzate con bocche da 343 mm; 12 Incrociatori da Battaglia, con bocche di vario calibro. In seguito la gran Bretagna si dotò di altre 10 nuove Corazzate (381 mm.) e 2 Incrociatori da Battaglia (sempre con cannoni da 381 mm.). Non c’era storia, bastava verificare sulla carta il confronto tra le dimensioni delle bocche da fuoco per rendersi conto della differenza, e i Tedeschi lo sapevano benissimo. Era necessaria una prova d’orgoglio per recuperare fiducia. Così, all’inizio del 1916 era accaduto un evento importante: L’Ammiraglio Scheer aveva assunto il comando della Flotta d’Alto Mare Tedesca con un unico grande piano, costringere al combattimento la Flotta Inglese, facendola uscire da Scapa Flow e, in una serie di vari scontri navali, batterla poco per volta per logorarla sino a raggiungere un certo grado di parità tra le due Flotte. Un piano ardito e coraggioso, perché in generale ci si basava sul fatto che le navi tedesche erano più protette e corazzate di quelle inglesi, anche se leggermente più lente, ma con un sistema di puntamento e tiro migliore, grazie all’ottica Zeiss, la più perfetta del Mondo. L’Ammiraglio Scheer aveva preparato la “sua” battaglia per la fine di maggio del 1916: sino ad allora non si era verificato niente di veramente importante nei mari del Nord Europa, a parte alcuni bombardamenti (brevi) tedeschi contro la costa inglese (15 dicembre 1915 e 25 aprile 1916). Ma il 31 maggio 1916 la Flotta tedesca si mosse al completo, partendo alle 3 del mattino dalla Rada di Schillig: l’Ammiraglio Hipper con i più moderni Incrociatori da Battaglia doveva guidare in avanscoperta la formazione tedesca, con lo scopo preciso di attirare gli Inglesi verso il grosso della formazione tedesca, con le Corazzate che seguivano a distanza. Ma gli Inglesi non dormivano affatto: essi conoscevano da tempo il codice navale tedesco grazie ai Russi, i quali avevano rinvenuto tempo prima nel Mar Baltico il corpo di un Ufficiale di Marina germanico con indosso una copia del codice, e lo avevano passato agli Inglesi. Si poteva così decifrare tutto quanto i Tedeschi si dicevano tra loro. L’Ammiraglio Jellicoe, al comando della Grand Fleet, partì allora per tempo da Scapa Flow per prendere di sorpresa la stessa Flotta tedesca: nel giro di breve tempo si sarebbero affrontate ben 28 Corazzate inglesi con 9 Incrociatori da Battaglia contro 16 Corazzate tedesche e 5 Incrociatori, per un totale di 250 navi, contando anche il naviglio più leggero! Ma, come si vedrà, gli Inglesi non seppero, o non vollero, approfittare della sorpresa. Vediamo che cosa accadde. I Tedeschi avevano come avanguardia cinque poderosi Incrociatori: Il Lützow, il Derfflinger, il Seydlitz, il Moltke e il Von der Tann. Nel pomeriggio del 31 maggio la Squadra d’Avanguardia tedesca vide sopraggiungere improvvisamente 6 gigantesche navi inglesi: erano grandi Incrociatori da Battaglia, tra i quali la Queen Mary, il Lion, la Princess Royal e l’Indefatigable. Facevano parte della Squadra dell’Ammiraglio inglese Beatty, il quale approfitterà di questo primo scontro per allungare il passo con le altre navi a disposizione per tentare di circondare, con una manovra magistrale, tutta la Flotta Tedesca. Però, in questa prima fase della Battaglia, gli Inglesi ne uscirono con le ossa rotte: Il Von der Tann fece esplodere e affondare di colpo l’Indefatigable, il Lützow colpì più volte il Lion, causando incendi tali a bordo della nave inglese da obbligare l’Ammiraglio Beatty a cambiare nave e a salire a bordo della Princess Royal. Ma la parte del leone la farà il Derfflinger (come d’altronde in tutta la Battaglia), nuovo Incrociatore varato nel 1913, armato di cannoni da 305 mm. e con un’avanzata ottica di puntamento: inquadrando la Queen Mary, orgoglio della Marina Inglese, la farà esplodere e affondare nel giro di 4 minuti (h. 18.30 circa) da una distanza di circa 13 chilometri. “Uno spettacolo impressionante”, così si leggerà nel rapporto del Primo Ufficiale di Tiro, Capitano di Vascello Hase. Nel frattempo si sviluppavano, come sempre accade, combattimenti minori tra piccoli Incrociatori, Siluranti, Torpediniere e Caccia, dove un Incrociatore tedesco, il Wiesbaden, veniva incendiato e affondato. Il problema vero era però che il combattivo Ammiraglio Beatty non mollava affatto l’idea di allungare sulla Flotta Tedesca grazie ai suoi Incrociatori più veloci, ed effettuare la famosa manovra marinara che tutti gli Ammiragli sognano di fare almeno una volta nella loro vita. Il famoso “Crossing the T”, il “Taglio in T” , cioè oltrepassare la punta dello schieramento avversario così da avvolgerlo e obbligarlo, per non essere accerchiato, a far virare di bordo tutta la Flotta, indirizzandola invece nel bel mezzo della propria Squadra Navale. Operazione che Beatty eseguì in modo perfetto, cosa riconosciuta anche dagli stessi Tedeschi, che si videro venire incontro un’intera Squadra Navale (la Quinta Squadra Inglese) che comprendeva 4 poderose Corazzate di linea: la Malaya, la Valiant, la Barham e la Warspite. Il problema per gli Inglesi era che l’altro Ammiraglio, il Comandante della Flotta Jellicoe, non seguiva d’appresso Beatty: in realtà per lui era più importante non perdere altre navi inglesi, piuttosto che affondare le navi tedesche. Agiva con prudenza. Aspettava i comunicati da Londra, con le decifrazioni del codice tedesco, sulla posizione esatta delle navi nemiche, invece di andarle a cercare, e questo portava via molto tempo. In ogni caso l’Ammiraglio Scheer si era reso conto dell’enorme pericolo in cui stava correndo la sua Flotta, quello appunto di venire accerchiata, e già alle ore 19.00 del 31 maggio aveva dato l’ordine di fare rotta verso Sud, per tentare di tornare ai porti di partenza. Il Lützow era in fiamme, colpito dai grossi calibri inglesi, i cui colpi impressionanti venivano chiamati “valigiate” dai marinai tedeschi. L’Ammiraglio di Squadra Hipper abbandonava così questo superbo Incrociatore, che si era coperto di gloria distruggendo l’Incrociatore inglese Defence, e che sarà poi lasciato da tutto l’equipaggio e affondato dagli stessi tedeschi. Erano ormai le 20.30 di sera quando il Derfflinger, che aveva incassato diversi colpi di vario calibro, entrò improvvisamente in un’area senza fumo né nebbie, e si vide a soli 9.000 metri di distanza una grande sagoma di Incrociatore Inglese: era l’Invincible. Venne subito dato l’ordine “Tiro Rapido!” alle torrette principali e, alle 20.31 l’Invincible venne scosso da parecchie esplosioni, per poi saltare improvvisamente in aria…Da tutte le parti del Derfflinger salivano verso il cielo formidabili “Urrà” dei marinai galvanizzati… Ma c’era poco da stare allegri, si stava verificando l’accerchiamento dell’Avanguardia tedesca dove, nel gergo navale tedesco, le navi stavano per trovarsi gettate nel baratro della “Caldaia delle Salsicce”. Alle ore 21.12, mentre veniva dato l’ordine al grosso della Flotta Tedesca di rientrare definitivamente con rotta a Sud, parimenti venne lanciato lo storico messaggio nei confronti degli Incrociatori Tedeschi: “Addosso al nemico! Incalzate a fondo il nemico! Impegnate a fondo le navi!” Senza scomporsi, il Comandante la Squadra Tedesca diede l’ordine: “A tutta velocità! Avanti! Rotta Sud-Est!”. Iniziava così la celebre “Corsa alla Morte” degli Incrociatori germanici, direttamente contro la punta dello schieramento nemico. Il Derfflinger, il Seydlitz, il Moltke e il Von der Tann si lanciarono contro gli Inglesi, per permettere al resto della Flotta di mettersi in salvo. Circa una decina di minuti durò l’eroico attacco delle 4 navi, votate al sacrificio estremo contro la Flotta Inglese, con l’appoggio di diverse flottiglie di Siluranti e Torpediniere, che di slancio superavano gli Incrociatori, si gettavano nel fumo della battaglia, lanciavano i loro siluri contro la Flotta nemica, e di colpo tornavano indietro per ricomporsi, pronte per un nuovo attacco. Leggiamo dal resoconto ufficiale della Battaglia: “Ma fu il Comandante del Derfflinger a condurre gli Incrociatori di combattimento. Il nome del Capitano di Vascello Hartog è legato per l’eternità alla Corsa alla Morte degli Incrociatori da Battaglia dello Jütland”. L’azione ebbe successo, e pur incassando un numero impressionante di colpi di grosso calibro, i 4 Incrociatori, con l’azione di supporto delle Siluranti, riuscirono a tener lontana la Flotta Inglese, permettendo a quella Tedesca di sganciarsi, e di ritirarsi a loro volta senza venire affondati. Durante la notte si verificarono altri scontri nella retroguardia, ma tra naviglio più leggero: tra le cose di maggior nota, l’incendio e l’affondamento dell’Incrociatore Inglese Blank Prince e il siluramento dell’Incrociatore Tedesco Pommern. Ma la Flotta d’Alto Mare Tedesca era riuscita a sfuggire all’accerchiamento: il mattino successivo (1° giugno) non una nave inglese si scorgeva all’orizzonte. Jellicoe aveva mollato l’osso, e la Flotta rientrò al Porto di Wilhelmshafen nel pomeriggio del 1° giugno 1916. Dal punto di vista tattico i Tedeschi ottennero una notevole vittoria. Gli Inglesi avevano subito perdite gravi: 3 Incrociatori da Battaglia affondati, insieme a 2 Incrociatori Leggeri e 8 Caccia. 10.000 marinai inglesi erano scomparsi tra i flutti. I Tedeschi contarono la perdita di 1 Incrociatore Pesante, 4 Incrociatori Leggeri, 5 Caccia e 2.000 marinai. Risultò chiaro che i cannoni inglesi sparavano con minor precisione di quelli tedeschi e che le navi della Grand Fleet presentavano dei difetti nella corazzatura, e la “santa barbara” non era sufficientemente protetta. Ma la Flotta Tedesca, nel momento decisivo della Battaglia, si era dileguata: dal punto di vista strategico si dimostrava senza ombra di dubbio che il concetto di dover impegnare le Flotta Inglese di volta in volta in varie battaglie logoranti, era un’ipotesi impraticabile. E il blocco navale a distanza attuato dagli Inglesi funzionò: solo un paio di volte i Tedeschi uscirono ancora dai loro porti, nel corso del conflitto, per poi rientrare velocemente, senza ottenere alcun risultato. Gli arsenali tedeschi cessarono allora di costruire Corazzate per dedicarsi esclusivamente alla produzione di Sommergibili, per cercare di colpire principalmente il traffico navale nemico. La Corazzata, la Regina dei Mari, cominciava così lentamente a perdere la sua corona… Winston Churchill aveva ragione: la Flotta Inglese, per il solo fatto di esistere in tutta la sua potenza, di fatto poteva assolvere il proprio compito di “deterrente” per tutta la durata del conflitto mondiale. E la Germania così perse la Guerra 1914-‘18, anche per questo motivo. Bibliografia indicativa: A. J. P. Taylor, Storia della Prima guerra mondiale, Istituto Geografico De Agostini, Novara 1957. M. J. Whitley, Grandi Navi da Battaglia tedesche, Fratelli Melita Editori, La Spezia 1993. Cap. Scheer & Cap. Hase, La Battaglia Navale dello Jütland, O. Marangoni, Milano 1932 (Ristampa anastatica de Il Castello, Milano 2001).