martedì 4 agosto 2015

U BOOT: ROTTE E BASI SEGRETE.

Saggisti sudamericani come Abel Basti, Mariano Llano, Juan Salinas e Carlos De Napoli, oppure storici nordamericani come Henry Stevens e Joseph Farrell molto raramente vengono presi in considerazione dalla storiografia ufficiale sulla II Guerra Mondiale. In particolare ciò è avvenuto nel nostro Paese, nonostante questi scrittori abbiano prodotto lavori di estremo interesse. A nostra conoscenza solo l’opera di Salinas/De Napoli “Oltremare Sud” (Ed. Tropea 2007) è stata tradotta in italiano, mentre i pregevoli lavori di Joseph Farrell lo sono stati solo parzialmente (“La bomba atomica di Hitler”, Mondo Ignoto 2005), così come tanti altri autori che vengono sistematicamente dimenticati – Stevens non è mai stato tradotto - dagli storici ufficiali nonostante siano, come nel caso di Rainer Karlsch (“La bomba di Hitler”, Lindau 2006), anche ricercatori universitari. La risposta è molto semplice: pure in Occidente i veicoli mediatici “Main Stream” vengono monitorati e controllati, a livello informativo, con una meticolosità ed operatività oserei dire, di livello “militare”. Pertanto, ogni informazione che esula da un predeterminato “Politically correct” o meglio un “Historically correct” cristallizzato da 60 anni, viene minimizzata, o peggio, screditata scientemente. Questo è uno dei principali motivi – una vera e propria “congiura del silenzio” - che ci ha spinto, già da diversi anni, ad occuparci, al contrario, anche degli aspetti più misteriosi della II Guerra Mondiale (vedi per esempio il saggio “La svastica e la runa”, Mursia 2011). Henry Stevens e Wilhelm Landig si erano occupati, per esempio, di valutare la possibilità dell’esistenza di basi segrete tedesche (per U-boot) in vari luoghi del mondo durante la II Guerra Mondiale, e non solo. La sopravvivenza e l’occultamento di tali basi era principalmente dovuta al fatto che i tedeschi riuscivano a servirsi di una specifica tecnologia utile al mascheramento magnetico chiamata “magnetofunk”. Ancora oggi le fonti ufficiali (basta fare una piccola ricerca per trovare conferma) ammettono che della effettiva sorte di circa una quarantina di U-boot delle classi più moderne (come la classe XXI, per esempio, un salto tecnologico di 20 anni, per l’epoca, rispetto a tutti gli altri sommergibili del mondo) non si è mai saputo più nulla. Oltre a questo, se prendiamo in considerazione le indagini e i ritrovamenti di Abel Basti (“Hitler en Argentina”, 2006) di U-boot fatti volutamente occultare e affondare dai loro comandanti poco al largo delle coste argentine – dopo lo scarico di uomini e mezzi alla Caleta de Los Loros – e il fatto storicamente accertato dell’utilizzo di una medesima sigla per denominare diversi U-boot contemporaneamente, a scopo di camuffamento verso fine guerra, si può ben comprendere che molto ci sarebbe ancora da cercare per capire il vero scopo dei misteriosi spostamenti degli ultimi sottomarini del Terzo Reich. L’autore Wilhelm Landig (1909-1997) era stato, come ormai è noto, un ingegnere delle SS addetto alle ricerche segrete sui primi velivoli discoidali tedeschi assemblati nell’area di Vienna, chiamati da lui stesso V7. Nel secondo volume della sua trilogia di romanzi “pieni di fatti storici” , “Wolfszeit um Thule”, (Pfeiffer Verlag 1980 – ed. francese “Le Temps des Loups”, Auda Isarn 2009) -, introduce un capitolo emblematico in merito, dal titolo “La battaglia della quale il mondo non ha mai sentito parlare”, battaglia alla quale accennano, in modo molto più frammentario, o meglio basandosi su episodi certi susseguiti a tale scontro navale, anche Salinas/De Napoli in “Oltremare Sud”. Le cose si erano svolte in questi termini: il 2 maggio 1945 una flottiglia “segreta” composta da diversi sommergili delle classi più moderne (Tipo XXI, possibilità di viaggio sempre in immersione sino a 300 metri di profondità, velocità subacquea sino a 18-20 nodi, dotazione di siluri di ultima generazione con eccezionali spolette di prossimità e dall’enorme velocità, probabile dotazione supplementare di generatori di corrente “free energy” di tipo “Coler”) lasciava la base norvegese di Kristiansand Fjord con prima direzione Islanda/Groelandia e poi rotta verso il Sudamerica/Antartide. Dall’ottobre dell’anno precedente (1944) altri convogli simili erano già partiti con le stesse rotte. Secondo gli scrittori Lyne e Landig, da basi segrete situate in Groenlandia (base Beaver Dam) e nella zona Artico-canadese (Punto 103) erano decollati come supporto anche alcuni velivoli di tipo V7 che per un certo tratto avrebbero scortato il convoglio. Avvenne in seguito un occasionale ma tremendo incontro/scontro con un flotta Alleata (inglese). Joseph Farrell ricorda l’avvenimento nel suo saggio “Reich of the black sun” ( A. Unlimited 2004, da pag. 238) ma noi preferiamo seguire in primis Landig (“Le temps des Loups”, da pag. 13) : “L’agitazione aumentava. Il “corriere”, un segnale corto di qualche millesimo di secondo batteva in chiamata. Il centro di comunicazione stabilito con la V7 funzionava a pieno regime…Arrivò il momento cruciale. L’equipaggio dell’ U5XX rimaneva per il momento in attesa e seguiva il susseguirsi degli avvenimenti con tutta la tensione che questo comportava…Il sistema di ricerca attivo, simile a quello delle sonde acustiche, così come la sicurezza del nostro sistema ad onde corte a impulso contro le eliche dava un vantaggio certo sul nemico…sono delle torpedini di ultimo modello, capaci di cercarsi le loro prede da sole… “. Continuiamo con Farrell: “Utilizzando i nuovi siluri…le navi alleate vennero totalmente annientate…Gli Alleati non si resero mai conto di contro chi e che cosa erano andati a sbattere…Il capitano di un cacciatorpediniere britannico avrebbe detto “Che Dio mi salvi, che io non possa mai più incontrare una flotta simile”…Questo fu riferito sul “Mercurio” di Santiago del Cile” e poi su “Der Weg”, un giornale pubblicato da tedeschi in esilio a Buenos Aires, in Argentina”. I comandanti tedeschi degli Uboot si erano comunque molto preoccupati dopo questo scontro e, come riferisce Miguel Serrano (1917-2009) nel suo “Los Ovnis de Hitler”, (Ed. Solar 1993, pag. 65), dirigendosi verso Sud il “convoglio fantasma” si divise in due tronconi, uno diretto verso l’Argentina e un altro verso l’Antartide (Punto 211). Ma questo accadde solo dopo una sosta forzata alla base segreta di Fuerteventura, alle Isole Canarie. Secondo diverse fonti questo ultimo “convoglio fantasma” era composto di 6 Uboot, ed era indipendente dai 2 sottomarini che si arresero in Sudamerica tra il luglio e l’agosto del ’45 (U530 e U977). Uno di questi, l’U977, tra le altre cose, aveva fatto sosta alle Isole del Capo Verde. Una delle prime cose veramente impressionanti da dire, e questo già ci dice molto sulla grande capacità di occultamento di queste basi, è il fatto che della base segreta tedesca di Fuerteventura se ne venne a sapere solo nei primi anni ’80. Sulla rivista Nugget del luglio e agosto 1984 apparve uno strano articolo, in due parti, dal titolo: “Der U-boot bunker von Fuerteventura”. Secondo Henry Stevens, “in base al rapporto di Nugget, due testimoni avevano esplorato i tunnel sotterranei dell’isola di Fuerteventura [vicino a Villa Winter]. Là due vecchi Uboot erano stati scoperti dopo che erano rimasti nascosti per più di trent’anni. Uno di questi Uboot era stato esplorato dai due avventurieri. All’interno trovarono mappe dettagliate del Sud America. Per aggiungere mistero, veniva fatta asserzione nell’articolo che questi Uboot e questa base erano stati utilizzati con la piena conoscenza del Governo degli Stati Uniti sino agli anni ’50” (“Hitler’s Flying Saucers”, A. Unlimited 2003, pag. 250). Di queste strane considerazioni troviamo riscontro anche nell’ultimo saggio di Abel Basti “El exilio de Hitler” (Sudamericana 2011, pag. 261): “Sul finire della guerra…la flotta nordamericana ricevette ordine di ritirare le sue unità operative dall’Atlantico del Sud…si temeva un imminente attacco agli Stati Uniti da parte di sottomarini germanici…Quando si completò quest’ordine stabilito da Washington alle sue navi, per i nazisti si dispiegò la via di fuga marittima dall’Europa al Sud America…un convoglio di sottomarini partì con rotta verso il Sud del mondo…Ci fu uno scalo tecnico alle isole Canarie – che già erano state utilizzate dai tedeschi durante la guerra -…La possibilità che il convoglio fosse passato da queste isole fu presentata dallo scrittore e giornalista delle Canarie Jaime Rubio…nel suo libro “Submarinos y arqueologia nazi en Canarias”…Così gli Stati Uniti conducevano un duplice gioco…da una parte erano dei grandi nemici formali dei nazisti ma dall’altra, in segreto, li aiutavano a scappare”. Sui reali motivi di questo supposto duplice modo di agire da parte degli USA torneremo alla fine del presente articolo. Già dal 1893 vi erano stati degli insediamenti, e nello specifico con l’inizio della costruzione di una imponente villa, che in seguito venne affidata alla famiglia Winter. Il principe Rodolfo d’Asburgo vi si era recato, per esempio, pochi anni prima del suo triste atto di suicidio compiuto presso la tenuta di Mayerling all’inizio del XX secolo. Le rotte dei sommergibili tedeschi passavano da Nord (isolotto di Los Lobos), costeggiavano la parte Ovest di Fuerteventura scendendo verso Sud ed attraccavano in alcune gole e grotte (ampliate ed attrezzate per l’occasione, in anni di lavoro) protette, dopo aver doppiato villa Winter. Dovevano esistere dei tunnel di avvicinamento alla villa, che sovrastava tutta questa zona, ma gli accessi erano stati fatti saltare da tempo: gli equipaggi degli ultimi due Uboot, ritrovati in seguito negli anni’80 dai due esploratori, erano rimasti a vivere sull’isola e i loro discendenti, figli e nipoti, vivevano oggigiorno principalmente in una cittadina a nord della zona di nostro interesse – in direzione La Pared. Fuori della villa erano visibili un vagoncino minerario da carico – del tipo da usarsi su rotaia – , abbandonato, e una jeep tedesca completamente distrutta. Due commandos inglesi, durante il periodo bellico, erano riusciti a spiare i movimenti della zona, stando nascosti per due mesi sulla montagna sovrastante la villa, ma poi “avevano fatto una brutta fine”: un forte quanto inaspettato temporale (le precipitazioni sono rarissime sull’isola) li aveva colti sulla montagna e i torrenti d’acqua li avevano fatti precipitare sino alla spiaggia. Vennero trovati morti dalle sentinelle tedesche. Osservando la montagna erano visibilissime feritoie e altri punti di osservazione che, insieme alla robusta torre di villa Winter, davano ai tedeschi un completo controllo visivo di questa parte dell’isola. Non molto lontano vi era allora anche dislocata una piccola base aerea di caccia della Luftwaffe. Guardando le mappe atlantiche, si nota subito come questa base segreta era di un’importanza eccezionale dal punto di vista strategico per spostarsi verso le aree a Sud del mondo: nonostante tutto questo villa Winter serviva anche come luogo per le licenze degli equipaggi e, sul finire della guerra, secondo altre voci, come clinica dove si effettuavano operazioni di chirurgia plastica per gerarchi nazisti in fuga verso il Sudamerica. Si verificò infine un famoso incontro tra Gustav Winter, il proprietario della villa, e l’Ammiraglio Canaris, che probabilmente stava già pensando al suo famoso “Z-Plan”, la sopravvivenza di un “Reich segreto” dopo la Guerra Mondiale. Sembra impossibile che gli Alleati non fossero a conoscenza di tutto questo: al contrario questa base, insieme alle altre in Artico, Antartico e dentro le Ande, avrebbe potuto rientrare, dopo una prima fase di ostilità, nell’ambito di una sorta di accordo segreto tra gli Alleati e quella parte del III Reich che in seguito avrebbe costituito un vero e proprio “potere occulto” in Sud America tra gli anni’50 e ’60 (la famosa “Terza Forza”): fornitura all’Occidente di tecnologia militare in cambio di copertura internazionale, collaborazione in esperimenti scientifici e psicologici post-bellici “proibiti” (test su armi e aviogetti non convenzionali, - leggi UFOs – esperimenti medici sulla clonazione nella foresta amazzonica – leggi dr. Mengele -, prove sul potere mentale e sull’uso delle droghe – vedi il progetto MK Ultra -). Infine: cooperazione nella creazione voluta e sperimentata di effetti di panico di massa e di terrore verso l’esterno – a fini prettamente anticomunisti – con una concordata esecuzione “teatrale” dei grandi “Ufo flaps” (ondate UFO) dei primi anni ’50 sopra i cieli e le città degli Stati Uniti. Se la cosa può sembrare poco credibile, vogliamo infine ricordare un fatto indiscutibile: le centinaia di spie tedesche che, in funzione antisovietica, nel dopoguerra entrarono repentinamente a far parte dei servizi segreti americani e della CIA grazie alla collaborazione e ai servigi del Generale Gehlen, ex dello spionaggio militare del Terzo Reich.